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Joseph-Marie de Maistre (Chambéry, 1º aprile 1753 – Torino, 26 febbraio 1821) – Bicentenario della morte

Joseph-Marie de Maistre

(Chambéry, 1º aprile 1753 –
Torino, 26 febbraio 1821)

Joseph-Marie de Maistre fu un filosofo, politico, diplomatico, scrittore, magistrato e giurista savoiardo di lingua francese, tra i più noti pensatori reazionari del periodo post-rivoluzionario.

Ambasciatore del re Vittorio Emanuele I presso la corte dello zar Alessandro I dal 1803 al 1817, poi da tale data fino alla morte ministro reggente la Gran Cancelleria del Regno di Sardegna, de Maistre fu tra i portavoce più eminenti del movimento controrivoluzionario che fece seguito alla Rivoluzione francese e ai rivolgimenti politici in atto dopo il 1789; propugnatore dell’immediato ripristino della monarchia ereditaria in Francia, in quanto istituzione ispirata per via divina, e assertore della suprema autorità papale sia nelle questioni religiose che in quelle politiche, de Maistre fu anche tra i teorici più intransigenti della Restaurazione, sebbene non mancò di criticare il Congresso di Vienna, a suo dire autore da un lato di un impossibile tentativo di ripristino integrale dell’Ancien Régime (peraltro ritenuto di sola facciata) e dall’altro di compromessi politici con le forze rivoluzionarie.

Biografia

Joseph-Marie de Maistre nacque a Chambéry, in Savoia, allora parte del Regno di Sardegna, il 1º aprile 1753, da François-Xavier, magistrato e membro del Senato savoiardo, e dalla nobildonna Christine Demotz, primogenito di dieci figli. Soltanto nel 1778, grazie ai servigi resi alla Corona, il padre ricevette il titolo nobiliare di conte. Il giovane Joseph ebbe la sua prima educazione presso i gesuiti della sua città natale, verso i quali per tutta la vita nutrirà una profondissima devozione. Si laureò in giurisprudenza all’Università di Torino.

Joseph-Marie de Maistre.

Nonostante l’intrapresa carriera da giurista e la ricca biblioteca di volumi di diritto ereditata dal nonno materno, le carte del diario di de Maistre e le corrispondenze iniziali suggeriscono che egli fosse assai più interessato alla teologia e a discipline quali filosofia, politica e storia piuttosto che a quelle giuridiche. Inoltre, assieme al francese, sua lingua madre (come della quasi totalità della nobiltà piemontese), e al greco e al latino appresi, come detto, durante la sua eccellente educazione presso i gesuiti, de Maistre sapeva perfettamente l’italiano e molto bene l’inglese, lo spagnolo, il portoghese, oltre ad un po’ di tedesco. Il diario e le opere testimoniano la sua profonda conoscenza delle Sacre Scritture, degli scritti dei Padri della Chiesa, degli autori classici greci e latini, di quelli del Rinascimento e delle maggiori figure dell’Illuminismo europeo.

Entrò a far parte, nel 1774, della loggia massonica di rito inglese “Les Trois Mortiers“, ma nel 1778 si spostò in quella martinista di rito scozzese rettificato della Parfaite Sincérité, legata al pensiero del tradizionalista francese Louis Claude de Saint-Martin. Egli vide nel ramo di questa corrente massonica un’élite con grandi potenzialità per la restaurazione cristiana del mondo, di quella “res publica cristiana d’Europa” di cui parlerà più tardi anche Edmund Burke nelle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia, che influenzeranno notevolmente il pensiero di de Maistre. Nel1786 sposò la nobildonna Françoise-Marguerite de Morand, che gli darà tre figli.

Nel 1788 de Maistre entrò a far parte del Senato di Savoia. Allo scoppio della Rivoluzione francese, nel 1789, vide con un certo favore le prime fasi, percependo in esse uno spiraglio a favore di riforme contro la deriva assolutistica dell’Ancien Régime. Tuttavia, dopo la proclamazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e la lettura delle già citate Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Burke, edite nel 1790, il suo atteggiamento mutò in un completo rifiuto dei principi rivoluzionari. L’anno 1790 segnò la fine dell’esperienza massonica maistreiana. Le logge massoniche e i gruppi esoterici dell’epoca erano frequentati da sacerdoti, vescovi e nobili della Chiesa cattolica, non curanti della scomunica pontificia: in modo coerente, De Maistre non ritenne che vi fosse incompatibilità fra appartenenza alla Massoneria e alla Chiesa cattolica, ed indirizzò una lettera al vertice del Rito Scozzese nella quale propose l’inserimento della riunificazione delle Chiese cristiane fra gli obiettivi prioritari della Muratoria.

Nel 1792, in seguito all’aggressione e all’invasione francese della Savoia, fu costretto a fuggire in esilio, prima ad Aosta e poi in Svizzera, a Losanna. Qui ebbe modo di conoscere Edward Gibbon, i Necker, Benjamin Constant e diversi emigrati francesi.

L’anno seguente videro la luce le note Lettere di un realista savoiardo ai suoi compatrioti (Lettres d’un royaliste savoisien à ses compatriotes). Nel 1794 de Maistre iniziò la stesura dello scritto Studio sulla sovranità, incompiuto e che uscirà soltanto postumo nel 1870. Ma saranno le Considerazioni sulla Francia (Considérations sur la France), uno dei suoi maggiori scritti, ad assicurargli la celebrità in tutti gli ambienti controrivoluzionari europei. Fuggito dalla Svizzera, anch’essa invasa dalle truppe francesi, e trasferitosi a Venezia in seria indigenza economica, riuscì finalmente a rientrare in patria nel 1797, imbarcandosi per la Sardegna, dove nel 1799 gli sarà affidato dal re l’incarico di Reggente della Gran Cancelleria del Regno a Cagliari.

Nel 1802, re Vittorio Emanuele I inviò de Maistre come ministro plenipotenziario a San Pietroburgo, presso la corte dello Zar Alessandro I. Giunto in Russia, de Maistre diventò ben presto una delle più influenti e ammirate figure intellettuali, assiduo frequentatore dei salotti della nobiltà e dell’alta società pietroburghese. Rimasto, però, isolato politicamente, senza istruzioni precise e con un appannaggio irrisorio, incompreso dai suoi superiori e dallo stesso Zar (che solo in un secondo momento seppe avvalersi dei consigli del Conte), de Maistre seppe tuttavia tutelare con grande abilità il prestigio della dinastia sabauda presso i ministri e la corte russa. Nel quadro angosciante dell’invasione napoleonica, de Maistre svolse in seno alla corte una rilevante attività politica, che portò lo stesso zar Alessandro I a cancellare alcune riforme d’ispirazione illuministica, e a favorire l’azione apostolica della Compagnia di Gesù, andatasi man mano ricostituendo dopo il suo scioglimento nel 1773. De Maistre riuscì perfino a convertire al Cattolicesimo alcuni esponenti della nobiltà russa.

Torino – Palazzo Reale.

Questo suo aperto sostegno all’azione pastorale operata dai gesuiti fece cadere de Maistre in disgrazia presso la corte dello Zar, il quale richiese alle autorità sabaude il suo rientro in patria, avvenuto poi nel 1817. Questo episodio segnò la fine della carriera diplomatica del Conte, ma non di quella politica. Il periodo pietroburghese fu uno dei più floridi dell’attività letteraria di de Maistre. Nel 1814 fu dato alle stampe il Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche (Essai sur le principe générateur des constitutions politique), della cui pubblicazione si interessò anche l’amico Louis de Bonald, altro esponente di spicco della corrente controrivoluzionaria col quale de Maistre intratteneva un rapporto epistolare. Di quegli anni furono anche l’Esame della filosofia di Bacone (Examen de la philosophie de Bacon) e le Lettere ad un gentiluomo russo sull’Inquisizione spagnola (Lettres à un gentilhomme russe sur l’Inquisition espagnole), scritte in occasione della soppressione dell’istituzione ecclesiastica, nelle quali egli criticò dal suo punto di vista le accuse comunemente lanciate dalla critica illuministica contro l’Inquisizione, attaccando anche la filosofia di Hume e gli enciclopedisti. Intanto de Maistre iniziava l’opera che lo avrebbe reso celebre, ossia Le serate di San Pietroburgo (Les soirées de Saint-Pétersbourg), capolavoro di teologia e filosofia della storia, che uscirà postumo nel 1821, appena dopo la sua morte.

Rientrato nel frattempo a Torino, nel 1818, tre anni dopo la fine del Congresso di Vienna, fu nominato nuovamente Ministro Reggente della Gran Cancelleria del Regno. Nel 1819, in piena Restaurazione, de Maistre pubblicò l’altro suo capolavoro, Del Papa (Du Pape).

Profondamente religioso, celebre e ammirato ormai in tutta Europa, sebbene segnato dall’indigenza in cui fu costretto a vivere negli ultimi anni, Joseph de Maistre si spense il 26 febbraio 1821, circondato dai parenti e da tutti quegli amici e conoscenti che condivisero assieme a lui il suo ideale politico e spirituale. Qualche giorno prima della morte, in una lettera a Massimo d’Azeglio, aveva compianto la sorte dell’Italia divisa e lamentato lo scarso patriottismo degli italiani. È sepolto nella chiesa dei Santi Martiri di Torino.

 

Il pensiero di Joseph de Maistre

Litografia di Joseph de Maistre, posta come ritratto in antiporta della prima edizione de Les Soirées de Saint-Pétersbourg (1821).

Conformemente al pensiero comune controrivoluzionario, per de Maistre l’origine di tutti i mali dell’epoca a lui contemporanea poteva essere identificata nella Riforma protestante.

Come afferma nella sua opera Del Papa, edita nel 1819, solo la Chiesa cattolica e la figura papale sarebbero in grado di poter garantire l’ordine sociale. Il potere papale dovrebbe inoltre essere infallibile, dal momento che è indispensabile, secondo de Maistre, che vi sia qualcuno in grado di poter giudicare senza essere giudicato. Non bisogna confondere però tale concezione politica dell’infallibilità petrina con quella elaborata dal Concilio Vaticano I che la circoscrive all’ambito del contenuto della fede.

L’ultramontanismo

La rivoluzione è il peccato (sociale) in quanto distruzione dell’ordine naturale – e, dunque, legittimo – voluto da Dio (essendo, secondo de Maistre, l’autorità divina a legittimare la sovranità politica e qualsiasi potere terreno). In de Maistre torna inoltre sia il concetto di centralità della Chiesa cattolica che l’unione del potere temporale e politico nelle sole mani del pontefice, inteso come vertice della piramide sociale e civile oltre che arbitro internazionale di ogni conflitto, in quanto ritenuto al di sopra di ogni particolarismo nazionale.

Tali posizioni identificano de Maistre quale rappresentante della corrente di pensiero denominata ultramontanismo, ovvero quella dottrina che afferma la suprema autorità del papato all’interno della Chiesa, e che vede nella figura del papa la guida morale della società.

Riconoscimenti

Reale Accademia delle Scienze di Torino, Socio nazionale residente della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche dal 31 marzo 1816.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 

Rif. : https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_de_Maistre

AMEDEO DI SAVOIA, DUCA D’AOSTA – UN ITALIANO SUL TRONO DI SPAGNA (1871-1873) di Aldo A. Mola

AMEDEO DI SAVOIA, DUCA D’AOSTA

UN ITALIANO SUL TRONO DI SPAGNA

(1871-1873)

di

Aldo A. Mola

Un Savoia sul trono di Madrid

C’era una volta l’Italia. Svolgeva un ruolo centrale per salvare l’Europa dall’abisso della guerra generale e della rivoluzione. Il 30 dicembre 1870 Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, approdò a Cartagena. Il 16 novembre il Parlamento di Madrid (las Cortes) lo aveva eletto re di Spagna con 191 voti contro 120. Suo attivo e prestigioso “grande elettore” era il generale Juan Prim y Prats, conte di Reus. A deciderne l’elezione furono quattro concause che andavano molto oltre la sua persona.

In primo luogo gli insanabili conflitti interni allo Stato iberico. Il 18 settembre 1868 Esercito e Marina avevano iniziato la “Gloriosa Rivoluzione” che costrinse all’esilio Isabella II di Borbone col suo fido confessore, Antonio Maria Claret, e la discussa “sor Patrocinio”, monaca sedicente miracolosa ma ritenuta “anima nera” della regina. Il 1° giugno 1869 le Cortes di Madrid approvarono la Costituzione che fece della Spagna una “monarchia democratica”. Un ossimoro. Il sovrano elettivo sarebbe risultato ostaggio dell’Assemblea.

Spettava ai deputati cercare il sovrano, più di loro mutevole gusto che adatto al Paese. Da decenni la Spagna era un guazzabuglio di conflitti tre pretendenti, correnti, clan e gruppi che si offrivano alzando il prezzo della propria corruttibilità, una malattia genetica. Fernando VII di Borbone, “il Desiderato”, abrogò la legge salica (successione al trono di maschio in maschio) e nominò erede la figlia Isabella II. Suo fratello, Don Carlos Maria Isidro, rivendicò il trono manu militari. Se ora il conflitto è una disputa tra appassionati di araldica, all’epoca fu combattuto con le armi e con la sua ferocia seminò odio e spirito di vendetta.

Le Cortes, in terzo luogo, dopo varie dispute e interferenze straniere (dinastiche, ideologiche e personalistiche, con tanti altezzosi “cacicchi”, “costruttori a noleggio”) il 21 giugno 1870 scelsero per re Leopoldo Hohenzollern Sigmaringen. Forse non era il peggio possibile (la Spagna era sotto l’influenza del filosofo massone Krause, del tutto ignorato in Italia), ma l’imperatore Napoleone III non poteva ammettere che la Francia venisse chiusa nella tenaglia tra la Prussia e una Spagna germanizzata: un balzo di secoli all’indietro, all’età durata da Carlo V d’Asburgo alla guerra di successione spagnola, da inizio Cinquecento al Settecento, quando Filippo V di Borbone ascese sul trono di Madrid.

L’Europa di 150 orsono usava moneta vecchia (successioni dinastiche sulla base delle norme vigenti all’interno delle singole Case regnanti) e moneta nuova (la volizione delle “nazioni” espressa dai suoi rappresentanti elettivi). Non bastasse, dal 1864 serpeggiava l’internazionale operaia, la Rivoluzione soffocata con l’annientamento di Caio Gracco Babeuf e dei suoi seguaci ed eredi. Nel 1869 Giuseppe Fanelli fondò in Spagna i primi nuclei dell’Internazionale e Farga Pellicer li rappresentò al congresso di Basilea. “Ordo ab Chao” era l’insegna del Rito scozzese antico e accettato, il più influente della massoneria universale, ma anche quella dell’estremismo giacobino pronto scatenare il pandemonio per e afferrare il potere con un colpo di mano, preludio alla tirannide rossa.

Per scongiurare questo rischio bisognava avere mano ferma, solide basi nella Spagna profonda e il consenso delle Potenze del “concerto europeo”, che sempre più “steccava” per mancanza di un direttore d’orchestra. Lo stratega dell’“investitura” di Amedeo di Savoia, il generale Juan Prim y Prats, era alto grado della massoneria come documenta l’insuperato massonologo José Antonio Ferrer Benimeli nel rigoroso e “divertido” volume Jefes de gobierno masones. España 1868-1936 (Madrid, Esfera de los Libros, 2007).

La svolta da Leopoldo Hohenzollern al Duca di Aosta non fu affatto indolore. Dopo una serie di provocazioni il 19 luglio 1870 Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia, benché Berlino avesse acconsentito a dichiarare che “mai” avrebbe mirato a insediare un principe tedesco sul trono spagnolo. Le conseguenze del conflitto sono notissime. L’1-2 settembre agli acuti dolori alla prostata Napoleone III aggiunse la sconfitta militare a Sedan e la resa nelle mani del nemico. A Parigi fu proclamata Repubblica, la terza dopo quelle del 1792 e del 1848. La Rivoluzione prese la rincorsa e finì con la “Commune” di Parigi e la guerra civile soffocata in un bagno di sangue nel 1871.

Il ruolo europeo del Regno d’Italia

Il 20 settembre 1870 il regno d’Italia fece di Roma la propria capitale effettiva: un triplo salto carpiato, che gli consentì di chiudere la “questione romana” nei confini interni, nel rispetto della “sovranità spirituale” di Pio IX, e di candidarsi a garante della pax europea. Con il crollo dell’impero francese, il neonato regno sabaudo (14/17 marzo 1861) risultò il più importante dell’Europa centro-occidentale “di terraferma”, impero austro-ungarico a parte. Aveva carte da giocare anche per attuare la “missione dell’uomo bianco” negli spazi afro-asiatici. Nel 1868 la genovese Compagnia di navigazione Rubattino acquistò la baia di Assab sulla costa africana del Mar Rosso, primo passo verso la futura Colonia Eritrea (1885-1890).

Dall’inizio del torbido “sessennio” che dilaniò la Spagna, il re d’Italia Vittorio Emanuele II, politico dalla lungimiranza ancora in attesa di pieno riconoscimento storiografico, mise sul tavolo della diplomazia moneta vecchia di incontestabile valore legale: il titolo di successione di un Savoia sul trono di Madrid, risalente alla rinunzia al trono di Sicilia (in cambio della Sardegna, 1719) in caso di “estinzione” dei Borbone, proprio quanto era accaduto con la cacciata di Isabella II. A quel punto il Re Vittorio doveva mettere in campo un Principe della propria Casa. Cercò invano di indurre il nipote Tommaso di Savoia-Genova, che però (come ricorda Franco Ressico nella recente bella biografia di Carlo Cadorna, ed. BastogiLibri) si riteneva riserva aurea della Casa se i figli del sovrano non avessero dato continuità diretta alla Corona. Dopo mesi di sollecitazioni, documentate dal suo Epistolario curato da Francesco Cognasso (Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1966), Vittorio Emanuele II ottenne infine l’assenso del secondogenito Amedeo duca di Aosta ad assumere la corona di Spagna.

Quella “moneta vecchia” faceva di Roma il fulcro di un “patto di famiglia” che andava dall’Italia al Portogallo, il cui re (sovrano di un vasto impero coloniale) aveva sposa Maria Pia, figlia del re d’Italia. Tra i “doni di nozze” era stata ventilata la cessione dell’Angola a Vittorio Emanuele: un’ipotesi bloccata dalla Gran Bretagna che non voleva un altro Stato europeo sull’Atlantico.

Il dialogo impossibile tra il Re e il suo “popolo”

Re designato, Amedeo di Savoia partì da La Spezia il 26 dicembre. Il 2 gennaio entrò in Madrid intirizzita dalla neve. Salutò la cortina di spettatori con ampi gesti, che alcuni interpretarono come segni massonici. Giurò fedeltà alla costituzione e intraprese la sua “missione”. Purtroppo per lui il 27 dicembre il generale Prim era rimasto vittima di un attentato. Come documentano le sue recenti biografie, la ferita di una palla di rivoltella non venne affatto curata. Molti indizi lasciano anzi ritenere che fu “aiutato a morire”. Nell’ “imbalsamazione” i suoi occhi furono sostituiti con bulbi di vetro: per celare tracce di soffocamento?

Amedeo Ferdinando Maria di Savoia (Torino, 1845-1890), “el Rey Caballero”, e la regina Vittoria, che allatta un bambino spagnolo. Sullo sfondo l’Escorial. (da Aldo A. Mola, Italia. Un Paese speciale,Torino, Ed. del Capricorno, 2011, vol. 2, p.123) Figlio di Vittorio Emanuele duca di Savoia, poi re di Sardegna e d’Italia, e di Maria Adelaide d’Asburgo, da Maria Vittoria il principe Amedeo ebbe Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele e Luigi Amedeo. Vedovo dal 1876, nel 1888 sposò la nipote, Maria Letizia Bonaparte, figlia di Carlo Gerolamo e di sua sorella Clotilde di Savoia, e ne ebbe Umberto, conte di Salemi. Emanuele Filiberto (1869-1931), II Duca di Aosta, comandante della Terza Armata nella Grande Guerra, da Elena d’Orléans ebbe Amedeo (poi III Duca d’Aosta, viceré di Etiopia, morto prigioniero degli inglesi nel 1942) e Aimone, Re di Croazia (ove non pose mai piede), IV duca di Aosta, padre di Amedeo di Savoia, nato nel 1943, V Duca di Aosta, poi Duca di Savoia, erede della Corona d’Italia, padre di Aimone di Savoia, VI Duca di Aosta, che da Olga di Grecia (sposata nel 2018) ha avuto Umberto, principe di Piemonte, Amedeo e Isabella. Il Principe Aimone è ambasciatore del Sovrano Ordine Militare di Malta presso la Federazione Russa. Nell’Archivio storico nazionale di Salamanca è conservata una lettera della Loggia “Nuova Sparta” all’ “Hermano Amadeo de Saboya, grado 33° (1872), che proverebbe legami tra il Re e la massoneria spagnola, all’epoca molto frastagliata.

Comunque sia, con la sua tragica morte (30 dicembre) la Spagna stessa entrò in agonia. Il 24 gennaio 1871 al prestigioso e affollato Teatro Calderón di Madrid (ricorda lo storico Vicente Palacio Atard) fu rappresentata la commedia “Maccaronini I”, sarcastica allusione al nuovo re. Parecchi ufficiali rifiutarono di prestare il giuramento di rito. In varie città, Madrid inclusa, si levarono grida “Viva il Papa-Re, abbasso il Re massone”. In marzo fu rinnovata la Camera. Vennero eletti 53 carlisti, 18 isabellini,18 fautori del futuro Alfonso XII di Borbone (figlio di Isabella II), 9 seguaci di Antonio di Montpensier, duca di Orléans, mancato candidato al trono, e ben 52 repubblicani dichiarati. I “costituzionali” erano lacerati in fazioni guidate da maggiorenti che si contendevano il potere, spinti da proterva ambizione personale: Mateo Práxedes Sagasta, Ruiz Zorrilla (entrambi alti dignitari massonici) e Francisco Serrano duca de La Torre, ognuno con le proprie clientele.

In due anni si susseguirono sei diversi governi. Una nuova elezione generale portò alle Cortes 14 seguaci di Sagasta (“progressisti”), 9 “alfonsini” dichiarati e 79 repubblicani capitanati da Emilio Castelar e apprezzato da Mazzini e Garibaldi: minoranze inconcludenti ma chiassose, come osservò Ortega y Gasset in “El Imparcial”.

Amedeo I tentò di farsi ben volere percorrendo le molte e vaste regioni dell’immenso “continente” iberico e ricambiando le calorose attenzioni di dame e damazze. Ma era la Spagna stessa a precipitare verso la crisi. Si aggrovigliarono l’esito infelice di una delle molte fasi belliche a Cuba, l’insorgenza armata dei carlisti in Navarra (21 aprile 1872) e le agitazioni in Catalogna.

Il Paese era lacerato dalla rottura tra Chiesa e Stato, che risaliva alla proclamazione della libertà di religione (1° giugno 1869), duramente combattuta dall’episcopato e dalla generalità del clero cattolico. Lo scioglimento dei gesuiti, di ordini conventuali e congregazioni religiose aveva riattizzato divisioni che risalivano all’età franco-napoleonica, alla guerriglia per l’indipendenza nazionale e alla feroce lotta contro gli “afrancesados”. “Amedeo Primero”, figlio del re che aveva spodestato Pio IX, era considerato strumento di Satana. La regina, la piissima Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, era figlia del principe Emanuele, famoso cospiratore liberale del 1821 e “caposetta” così potente che, fermato alla frontiera del regno sabaudo con molte prove a suo carico, era stato subito rilasciato. Un mistero paragonabile a quello del leggendario Michele Gastone, massone e carbonaro.

Come attestato dal conte di Romanones, Amedeo di Savoia concluse che ormai la dirigenza politica era “una casa di pazzi”. Dopo essere stato bersaglio di due attentati (il secondo mentre era in compagnia della regina), alle 13 e 30 dell’11 febbraio 1873, avuto riservatamente il consenso paterno, abdicò alla Corona di Spagna e rientrò in Italia, ove, nei tempi e modi previsti, riprese titolo alla successione in subordine al fratello maggiore, Umberto. Se in repubblica un governo non regge su maggioranze raccogliticce, una monarchia elettiva ha bisogno di consenso vastissimo, come sentenziò Umberto II alla vigilia del referendum del 2-3 giugno 1946.

La Repubblica e il caos

Lo stesso 11 febbraio 1873 a Madrid fu proclamata la repubblica. La Spagna precipitò in un regime anarco-sovietico. L’11 luglio il potere esecutivo fu assunto da Francisco Pi y Margall. Il giorno dopo esplose l’ “alzamiento” in Cartagena. Il 18 seguente salì al potere Nicolas Salmerón, altro massone. Il 5 settembre Castelar assunse la presidenza della Repubblica “conservadora”. Il 4 gennaio 1874 il generale Manuel Pavia y Lacy, marchese di Novaliches, sciolse le Cortes. Il governo passò nelle mani di Francisco Serrano. Il 10 venne soppressa la sezione dell’internazionale operaia. Il 29 dicembre 1874 Carlos Martínez Campos proclamò in Sagunto la restaurazione della monarchia nella persona di Alfonso XII di Borbone, antenato dell’attuale Felipe VI. Il cerchio si chiuse. Due anni dopo don Carlos passò la frontiera e dalla Francia riparò nell’Impero asburgico, sempre col sostegno del clero reazionario e oscurantista. Il 30 giugno 1876 la Restaurazione iniziò a camminare sulla via indicata da Antonio Cánovas del Castillo, grande riformatore destinato a essere assassinato proprio perché, come già Prim, favoriva il progresso.

Il “sessennio” contenne i germi della seconda repubblica e delle sue devastanti conseguenze: la guerra civile del 1936-1939, che oggi continua con la “damnatio memoriae”. La Spagna ebbe la saggezza di rimanere estranea alla Grande Guerra come poi alla Seconda guerra mondiale, ma non ha mai superato le divisioni interne (lo documentano le magre sorti del Partito popolare e di Ciudadanos) e l’inclinazione all’estremismo da anni impersonato da Pablo Iglesias e dalla deriva indipendentistica e repubblicana imperversante in Catalogna.

Benché non sia mai giunto a ispanizzarsi (riluttò anche ad apprendere e a usare correntemente lo spagnolo) Amedeo I ebbe il pregio di far capire agli spagnoli che la monarchia era l’unica istituzione capace di tradurre in forza unificante le pulsioni particolaristiche. Preferì abdicare piuttosto che tradire il giuramento di fedeltà alla “monarchia democratica”, caposaldo della Spagna odierna.

Motivo questo per fare memoria del 150° dell’ascesa del duca Amedeo di Savoia sul trono di Spagna: una grande occasione mancata per l’“Unione latina”, alternativa al dominio germanico e all’altrettanto fatale duello franco-tedesco iniziato nel luglio 1870 e protratto sino al maggio 1945, quando tutti i paesi europei, vincitori e vinti, persero la guerra e finirono, come sono, succubi di potenze mondiali.

Aldo A. Mola

Massoni celebri. Ottantacinque anni fa passava all’Oriente Eterno il grande Kipling

SQUADRA E COMPASSO

(dal sito web del GOI)

                        Massoni celebri. Ottantacinque anni fa passava all’Oriente Eterno il grande Kipling

Il 18 gennaio di 85 anni fa moriva a Londra il fratello Joseph Rudyard Kipling, scrittore e poeta inglese, nato a Bombay (Mumbay)  il 30 dicembre del 1865, Joseph “Rudyard” Kipling, (il secondo nome deriva dal lago Rudyard, nello Staffordshire, dove i suoi genitori inglesi si erano conosciuti e corteggiati), trai più noti autori di libri di avventura – molti dei quali di ambientazione indiana – in cui ha profuso talento narrativo e impegno politico-sociale.

Joseph Rudyard Kipling, scrittore e poeta inglese.

Kipling raggiunse la notorietà con le poesie Barrack-room ballads (1892); seguirono i suoi capolavori: Il libro della giungla (1894), Il secondo libro della giungla (1895), Capitani coraggiosi (1897) e Kim (1901). Nel 1907 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.

Fece il suo ingresso in Massoneria nel 1886, nella Loggia Hope and Perseverance nr. 782 di Lahore, Punjab, (loggia che rese celebre con la poesia “Mother Lodge” apparsa in “The Seven Seas” nel 1896). Fu iniziato da un maestro venerabile indù, promosso compagno da un musulmano ed elevato al grado di maestro da un inglese, mentre il tegolatore era ebreo. Tutta l’opera di Kipling reca il segno della sua vocazione universalistica.

In seguito di affiliò alla Loggia Philantropy nr. 391 di Allahabad nel Bengala e quindi, stabilendosi in Inghilterra, fu fondatore delle logge Builders of the Silent Cities nr. 4948 e Author’s nr. 3456. Kipling, autore anche della celeberrima poesia If, scritta nel 1895 e dedicata al figlio John, tradotta in italiano da Gramsci nel 1916, e pubblicata sul quotidiano Avanti! con il titolo Se-breviario per laici, fu laureato Poeta dalla antichissima Loggia Canongate Kilwinning di Edimburgo che nel 1787 aveva attribuito lo stesso onore al poeta scozzese Robert Burns, anch’egli massone.

Ecco la sua poesia più massonica: Loggia Madre.

C’erano Rundle, il capo stazione, / E Beazeley, delle Ferrovie, / E Ackman dell’Intendenza, / E Donkin delle Prigioni, / E Blake il sergente istruttore, / Per due volte fu il nostro Venerabile / Con quello che aveva il negozio «Europa», / Il vecchio Framjee Eduljee. / Fuori – «Sergente, Signore, Saluto, Salaam» / Dentro, «Fratello», e non c’era nulla di male. / Ci incontravamo sulla Livella e ci separavamo sulla Squadra, / Ed io ero Secondo Diacono nella mia Loggia Madre laggiù! / Avevamo Bola Nath il contabile / E Saul, l’israelita di Aden, / E Din Mohammed disegnatore al Catasto, / C’erano Babu Chuckerbutty, / E Amir Singh, il Sikh, / E Castro delle officine di riparazione, / Il Cattolico Romano! / Non avevamo belle insegne, / E il nostro Tempio era vecchio e spoglio, / Ma conoscevamo gli antichi Landmarks, / E li osservavamo per filo e per segno. / E guardando tutto ciò all’indietro, / Mi colpisce questo fatto, / Che non esiste qualcosa come un infedele, / Eccetto, forse, noi stessi. / Poiché ogni mese, finiti i Lavori, / Ci sedevamo tutti e fumavamo, / (Non osavamo fare banchetti / Per non violare la casta di un Fratello), / E si parlava, uno dopo l’altro, / Di Religione e di altre cose, / Ognuno rifacendosi al Dio che meglio conosceva. / L’uno dopo l’altro si parlava, / E non un solo Fratello si agitava, / Fino a che il mattino svegliava i pappagalli, / E quell’altro uccello vaneggiante; / Si diceva che ciò era curioso, / E si rincasava per dormire, / Con Maometto, Dio e Shiva / Che facevano il cambio della guardia nelle nostre teste. / Sovente, al servizio del Governo, / Questi passi erranti hanno visitato / E recato saluti fraterni / A Logge d’oriente e d’occidente, / Secondo l’ordine ricevuto, / Da Kohat a Singapore, / Ma come vorrei rivedere / Ancora una volta quelli della mia Loggia Madre! / Vorrei potere rivederli, / I miei Fratelli neri e scuri, / Tra l’odore piacevole dei sigari di là, / Mentre ci si passa l’appiccicafuoco; / E con il vecchio khansamah che russa / Sul pavimento della dispensa, / Ah! essere Maestro Massone di buona fama / Nella mia Loggia Madre, ancora una volta! / Fuori – «Sergente, Signore, Saluto, Salaam» / Dentro, «Fratello», e non c’era nulla di male. / Ci incontravamo sulla Livella e ci separavamo sulla Squadra, / Ed io ero Secondo Diacono nella mia Loggia Madre laggiù!

SQUADRA E COMPASSO – Notizie dal GOI a cura di Sergio Monticone – Primo Gran Sorvegliante.

SQUADRA E COMPASSO

Notizie dal GOI

a cura di Sergio Monticone

Primo Gran Sorvegliante

Debutta la Rivista di informazione della Confederazione massonica interamericana. GOI presente con tre articoli.

 

E’ uscito il primo numero della Rivista di  informazione della Confederazione massonica interamericana, che si prefigge, spiega nell’editoriale il direttore Pedro Longo, di diventare uno strumento per sviluppare e promuovere il dialogo e l’integrazione tra i membri della vasta comunità  massonica della Cmi. In primo piano il Grande Oriente d’Italia con tre articoli, Il Goi e i mattoni della Fratellanza sull’iniziativa di solidarietà lanciata dalla comunione dopo lo scoppio della pandemia; L’anima del mondo, dedicato all’incontro con la scrittrice Silvia Ronchey sulla figura di Ipazia e sulla favola ambientalista Filelfo; e Il filosofo Vito Mancuso, sulla conferenza di presentazione del bestseller “I quattro maestri”.

Copertina della Rivista Massonica Interamericana – Dicembre 2020

Apre il numero, dopo l’editoriale di presentazione, il Messaggio di saluto alla Confederazione, firmato dal Gran Maestro della Gran Loggia di Bolivia. Tra le altre notizie riportate, la decisione della Massoneria argentina di adottare il voto elettronico per il rinnovo dei suoi vertici; la mostra realizzata dal Gran Loggia della Massoneria dell’Uruguay su “Massoneria e Medicina”; i 41 anni di storia della Gran Logia Equinoccial dell’Ecuador; la dichiarazione congiunta sulle conseguenze del cambiamento climatico dei Gran Maestri delle Gran Logge e Orienti di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Spagna, Paraguay, Perù, Portogallo e Uruguay in occasione dell’anniversario dell’Accordo di Parigi. E ancora la Libera Muratoria italiana con un articolo sull’iniziazione del tenore italiano Tito Schipa, avvenuta nel luglio del 1919 nella loggia Espartana di Buenos Aires.

(ds)

Reflections on 300 years of Freemasonry: Presentazione degli Atti

Reflections on 300 years of Freemasonry

John S. Wade (a cura di)

Lewis Masonic, London, 2017

 

Atti del Congresso organizzato nel 2016 dalla Loggia “Quatuor Coronati” – UK

 

In occasione dei trecento anni della massoneria speculativa si sono tenute molteplici iniziative. La loggia di ricerca più importante al mondo, la Quatuor Coronati, nel settembre del 2016 ha organizzato un convegno di livello internazionale (tenutosi al Queen’s College dell’Università di Cambridge) i cui atti sono stati raccolti nel volume che qui presentiamo.

Si tratta di un’opera imponente sia sul versante prettamente numerico dei contributi e sia per la quantità di temi che vengono affrontati. Per tale motivo, ci limiteremo a segnalare, in maniera concisa, i vari saggi pubblicati.

Il primo intervento, ad opera di James Campbell, si focalizza sulle vicende che hanno portato all’edificazione della Freemasons’ Hall a Londra. Segue poi un lavoro, a cura di Gerald Reilly, sul processo di urbanizzazione, in età vittoriana, della città di Harwich (nell’Essex) e sul ruolo che in esso hanno giocato i massoni.

Martin Cherry, invece, illustra l’evoluzione iconografica del frontespizio nelle diverse edizioni delle Costituzioni di Anderson e di Ahiman Rezon, mentre Barry Hoffbrand si occupa dei ritratti e delle immagini raffiguranti John, secondo duca di Montagu, primo Gran Maestro di retaggio aristocratico. Altro saggio su queste tematiche è quello di Hilary Anderson Stelling, che prende in esame le brocche di fabbricazione inglese di tema libero muratorio.

In ambito letterario troviamo lo studio di A. Lentin, il quale si occupa di un’opera utopica, intitolata Un viaggio nella terra di Ophir (1783-84), ad opera del principe ed accademico russo Michail Ščerbatov.

Rimanendo nell’ambito della carta stampata, Yasha Beresiner prende in esame la stampa satirica britannica e le vignette che mettono alla berlina la libera muratoria. Lo studio della voce “massoneria” all’interno dell’enciclopedia britannica è, invece, l’oggetto del lavoro di Antony Baker, cui seguono le disamine di Robert Peter sull’Arte Reale e i giornali nel XVIII secolo e di Andreas Önnefors sul periodico The Freemasons’ Magazine (1793-1798).

All’interno del volume troviamo poi due saggi che affrontano il ruolo giocato dai Gran Maestri della Gran Loggia d’Inghilterra e i rapporti della libera muratoria con la famiglia reale britannica (a cura, rispettivamente di John Wade e Paul Calderwood). Sempre sul versante biografico abbiamo la vita del costruttore di strumenti matematici Jonathan Sisson (1692-1749), ad opera di Steven Smith, lo studio di Andreas Rizopoulos su Augusto duca del Sussex e i suoi rapporti con la Grecia e, grazie a Susan Mitchell Sommers e Andrew Prescott, nuovi dati sulla vita di James Anderson. Alla luce di tali nuove informazioni, questi ultimi autori rivisitano i primi anni di vita della massoneria inglese.

Sono poi presenti alcune analisi che ricostruiscono le vicende di singole officine (è il caso di Jonathan Dowson e la storia della Jerusalem Lodge) o di singoli territori della Gran Bretagna (si veda lo studio di Michael Beacham sull’isola di Guernsey).

Troviamo inoltre due saggi che si occupano di studiare l’inquadramento burocratico-amministrativo britannico: quello di Aubrey Newman sulla storia e la trasformazione delle Gran Logge Provinciali e quello parallelo di Diane Clements, invece, riguardante gli annuari provinciali della Gran Loggia d’Inghilterra pubblicati tra il 1860 e il 1920.

Robert Cooper prende in esame, invece, l’impatto della fondazione della Gran Loggia d’Inghilterra sulla massoneria scozzese e, a sua volta, quale sia stato l’influsso di quest’ultima sulla neonata istituzione. In maniera similare, S. Brent Morris si interroga sull’impatto che l’Arte Reale ha avuto sugli Stati Uniti e su come essi abbiano a loro volta influito sulla storia dei Riti e degli ordini cavallereschi.

Sulla stessa falsariga, Richard Gan ricostruisce lo sviluppo e la diffusione della Massoneria del Marchio (Mark Master), del Rito Scozzese Antico ed Accettato, della Croce Rossa di Costantino, della Societas Rosicruciana in Anglia, dell’Ordine Reale di Scozia, dei Maestri Reali ed Eletti e dei Gradi Massonici Alleati. John Acaster, invece, si occupa dei primi documenti prodotti dall’Arco Reale, nella versione adottata dai Moderni, nella seconda metà del XVIII secolo.

Vi sono poi altri due articoli che concludono questa disanima: quello di John Belton sulla diffusione incontrollata di gradi e Riti verificatasi nel mondo anglosassone a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo e quello di Jan Snoek sulle Letture di Harodim e i Rituali dell’Arte scritte da William Preston e i loro influssi sulla ritualità della Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

Un’intera sezione del volume viene dedicata ai rapporti massonici nell’anglosfera. James Daniel, infatti, analizza il processo di diffusione, crisi, indipendenza e riassetto delle Gran Logge Distrettuali, figlie dell’impero coloniale britannico. Ronald Buch-Smith, invece, affronta la storia della Union Lodge 247, situata nella Guyana britannica (America Latina).

Sempre su questo filone vi è il saggio di Michael Allan, il quale, però, focalizza il proprio sguardo sull’isola Mauritius. Restando nel continente africano, Kenneth Marcus presenta ai lettori le relazioni tra le differenti Obbedienze in Sud Africa.

Per quanto riguarda l’emisfero australe Kent Henderson si dedica alle origini della massoneria nel continente australiano a cavallo del XIX secolo, mentre Mike Kearsley si occupa della formazione della Gran Loggia della Nuova Zelanda nel 1890.

Nel volume trovano spazio cinque saggi sulla massoneria americana. Il primo, a cura di Aimee Newell, si focalizza, sui primi dieci anni di vita della Gran Loggia del Massachusetts (1733-1743). Il secondo, invece, grazie al contributo di Ric Berman, ci offre uno spaccato della comunità massonica settecentesca nelle colonie schiaviste della Georgia e South Carolina. Il terzo, scritto da Mark Tabbert, racconta la storia del tentativo di conferire il titolo di Gran Maestro degli Stati Uniti d’America a George Washington. L’ultimo, presentato da John Cooper III, si interroga sul rapporto tra la libera muratoria e la costruzione di un’identità nazionale utilizzando come caso particolare l’esperienza californiana. A corollario vi è la disamina di Brian Price della massoneria di Prince Halle e del suo fondatore.

Sono inoltre presenti articoli che affrontano la penetrazione massonica in aree come l’Europa orientale a seguito della caduta del muro di Berlino (si veda il brano di Peter Hoffer) o in Asia. Quest’ultima parte di globo è l’oggetto di studio di Anthony Atkinson, che riporta una affresco dell’intera regione, di Lisa Hellman, che riporta il caso specifico di Canton, e di Roeinton Khambatta che ci rende edotti dei primi passi compiuti dalla massoneria britannica in India.

Non mancano, inoltre, articoli, come quello di Susan Snell, in cui si illustrano le collezioni e le rarità messe a disposizione del pubblico da parte della Library and Museum of Freemasonry di Londra, o che affrontano questioni come il rapporto con l’autorità religiosa e le dittature.

Per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa Cattolica, sono presenti due saggi. Il primo, di Maxine Gilhuys e Lucio Artini, si concentra sulla fondazione della prima loggia sul suolo italiano, o per meglio dire all’interno della Gran Ducato di Toscana, e il processo intentato a Tommaso Crudeli. Il secondo, invece, di Fabio Venzi, affronta il tema delle scomuniche papali e delle accuse di satanismo. Parallelamente, David Peck ritorna sul tema dell’antimassonismo, ponendo, in questo caso, al centro della sua indagine il nazismo.

Giunti alla fine di questo schematico ma esaustivo elenco, ci permettiamo di segnalare, la presenza di due interventi ad opera di due collaboratori del CRSL-M: Demetrio Xoccato ed Emanuela Locci. L’articolo della Locci, frutto dei suoi studi sulla massoneria nel bacino del Mediterraneo, è un’indagine storica sulla prima loggia di lingua inglese nell’Impero Ottomano, mentre Xoccato si sofferma sulle articolate relazioni intessutesi tra la Gran Loggia d’Inghilterra e il Grande Oriente d’Italia nel periodo compreso tra l’unificazione e la Prima guerra mondiale.

Si tratta di due analisi che dimostrano il gran interesse riscontrato a livello internazionale delle ricerche storiche promosse dal Centro e che impreziosiscono ancora di più un’opera collettanea di grandissima levatura.

Una coincidenza singolare: Grecia – Italia, 1881 – 1981

Gentili Lettori del sito web de L’Ipotenusa,

consentitemi di farvi parte di una coincidenza singolare.

Ecco la foto di una medaglia che abbiamo trovato tra le cose che la vedova del recentemente scomparso Fr. Sergio Santiano (ex MV negli anni ‘980 della RL Savorgnan N. 587 all’ Or. di Pinerolo) ci ha consegnato.

La medaglia porta le scritte:

1881 – 1981

 Σ . ‘ .  ΣΤ . ‘ .  ΠΙΤΑΓΟΡΑΣ

A P . 8

Medaglia celebrativa; centenario 1881 -1981 della Fondazione della RL “Pitagora” N. 8 all’Or. di Atene, Grecia

Sul recto della medaglia c’è PITAGORA seduto tra due colonne e le scritte che significano R. ‘ . L.’ . PITAGORA N. 8 (Numero 8 = ΑΡΙΘΜΟΣ 8, abbreviato in AP. 8).

Essa fu consegnata al nostro antico MV Sergio Santiano nel 1981 ad Atene, quando la Loggia greca celebrò il suo centenario.

Rimini GL 2018. Eleftherios Diamantaras di Atene, Garante d’Amicizia del GOI presso la Gran Loggia di Grecia, autore di articoli per la Rivista L’Ipotenusa.

Queste informazioni, vista la foto, le ha trasmesse telefonicamente da Atene il Fr. Eleftherios Diamantaras, Gran Rappresentante d’Italia presso la Gran Loggia di Grecia; egli ricorda la cerimonia e la presenza del nostro antico MV, perché la RL Pitagora N.8 è la sua Loggia madre ed egli era presente all’evento; oggi egli è attivo presso la RL ‘Garibaldi’ N. 130 (italofona) sempre all’Or. di Atene.

Le vie del destino probabilmente non sono casuali.

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Dario Seglie
Presidente e Direttore Scientifico
Rivista “L’Ipotenusa” – www.lipotenusa.it

ONU – Nazioni Unite – Dichiarazione Universale dei diritti umani.

10 dicembre, giornata dei diritti umani

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunita a Parigi, con la risoluzione 217 A approvò la Dichiarazione Universale dei diritti umani. Fu una grande conquista di civiltà, che il mondo intero ricorda  ogni anno in questa data, scelta nel 1950 per celebrare quell’evento. Una conquista, alla quale la Massoneria contribuì fortemente e la cui  forza motrice, in qualità di presidente e di membro con maggiore influenza della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, fu Eleanor Roosevelt, moglie di Franklin Delano Roosevelt,  libero muratore, eletto presidente degli Stati Uniti nel  1933. Eleanor nel 1946  fu nominata delegato presso le Nazioni Unite dal Presidente Harry Truman, anche lui massone, che salì alla Casa Bianca dopo la morte di Franklin Roosevelt nel 1945. In qualità di capo della Commissione per i Diritti Umani, Eleanor Roosevelt svolse un ruolo molto importante nella formulazione della Dichiarazione.

Eleanor Roosevelt, Presidente della Commissione ONU, mostra la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, New York, 1948

Degli allora 58 membri dell’Assemblea dell’Onu 48 votarono a favore del documento –  Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, Islanda, India, Iran, Iraq, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Siam, Svezia, Siria, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia, Uruguay e Venezuela-  8 paesi si astennero – Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia, Russia, Sudafrica e Ucraina – 2 paesi non parteciparono al momento del voto: Yemen e Honduras, nessun paese votò contro.

Il documento, che è alla base  di molte delle conquiste civili del XX secolo, ha come fonte  i Quattordici punti redatti dal presidente Woodrow Wilson nel 1918 e i pilastri delle Quattro Libertà enunciati da Franklin Delano Roosevelt nella Carta Atlantica del 1941. La Dichiarazione costituisce anche  l’orizzonte ideale della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7 dicembre del 2000 e che dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il primo dicembre 2009 ha valore legale  vincolante per i Paesi della UE. Diviso in sette capitoli, il documento enuncia nel preambolo  le cause storiche e sociali che portarono alla sua stesura. Gli articoli 1-2 stabiliscono i concetti basilari di libertà ed eguaglianza; Gli articoli 3-11 stabiliscono altri diritti individuali; Gli articoli 12-17 stabiliscono i diritti dell’individuo nei confronti della comunità; Gli articoli 18-21 sanciscono le libertà fondamentali (libertà di pensiero, di opinione, di fede religiosa e di coscienza, di parola e di associazione pacifica);Gli articoli 22-27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali; I conclusivi articoli 28-30 definiscono aspetti generali ed ambiti in cui non possono essere applicati, in particolare che non possano essere usati contro i principi ispiratori della dichiarazione stessa.

Il testo della  Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.

Eccone gli articoli

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo; Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;  Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;  Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali; Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14

Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.

Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21

Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Giornata Mondiale dei Diritti Umani – Ogni anno, il 10 Dicembre

(ds)