Il Grande Oriente d’Italia abbruna i labari per il passaggio all’Oriente Eterno dell’ex Gran Maestro Aggiunto Mario Misul
Il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani abbruna i Labari per il passaggio all’Oriente Eterno del carissimo fratello Mario Misul. Nato il 21 dicembre del 1936 a Torino, ingegnere, dirigente Olivetti, venne iniziato nella Loggia Galileo Ferraris nell’aprile del 1964 per poi passare alla Costantino Nigra di Ivrea nel 1994. Nel corso della sua lunga militanza nell’Istituzione, ha ricoperto importanti incarichi a livello circoscrizionale nel Collegio Piemonte-Valle d’Aosta ed a livello nazionale, dove è stato Gran Maestro Aggiunto nella Giunta Raffi dal 1999 al 2003. Membro onorario di numerose Officine piemontesi ha sempre trasmesso con umiltà e saggezza i valori della Fratellanza.
Il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani nel ricordo di questo illustre fratello si stringe in catena attorno ai familiari e ai suoi fratelli di Loggia della Costantino Nigra di Ivrea. Fu anche un alto esponente del RSAA; in Piemonte e Valle d’Aosta fu sempre ascoltato e seguito. Fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Scozzese e Membro onorario del Supremo Consiglio.
Il Centro di Documentazione Ipotenusa si inchina al suo passaggio all’Oriente Eterno.
IL CAPODANNO CELTICO E’ ARRIVATO; UN NUOVO CICLO STA COMINCIANDO
IL DILEMMA DELL’ETERNO RITORNO O DELL’ETERNA PROGRESSIONE
UN SOLSTIZIO PERSONALE
Dario Seglie
Tutti gli uomini e le donne vorrebbero poter guardare lo scorrere della vita come si guarda un film sullo schermo; il cambiamento di scena, di tempo e di spazio danno allo spettatore un potere che costituisce una parte del fascino della cinematografia: lo spettatore si sente “fuori”, è come un demiurgo che resta fermo mentre tutto cambia. Ma fuori dal buio metafisico della sala di proiezione, l’umanità ripiomba nella vita che scorre, che cambia, che muta microsecondo per microsecondo. L’attuale nostra cultura e civiltà è ormai persuasa di percorrere una via rettilinea, in qualche caso definita progresso, che sposta l’esperienza alle nostre spalle, in una sorta di lago del tempo nel quale tutto viene inghiottito, dagli eventi storici a quelli personali della microstoria di ognuno e di tutti. Ma quale è allora il senso delle stagioni, dei mesi, del succedersi degli anni ? La azioni rituali che ci coinvolgono, anche inconsciamente, ripetitive, come i compleanni e principalmente i capodanni, ci fanno tornare ad epoche remote, quando il tempo non si rappresentava con una linea retta tra due assi cartesiani, ma con una ruota che, come un fiabesco carillon, riporta “a nuovo” ogni giro che finisce e che ricomincia.
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Il braccio del suonatore di organetto è stanco di far girare la manovella, il disco perforato è fermo, la musica è cessata, la scimmietta non balla più.
Questa scena rappresenta la vita, ma anche il ritmo degli eventi. I Celti, oltre due millenni or sono, in queste stesse nostre contrade alpine, nella notte tra il 31 di Ottobre il 1° di Novembre celebravano il Capodanno (Samhain), con feste notturne caratterizzate da grandi fuochi attorno ai quali la gente ballava, cantava, mangiava e beveva. La luce dei fuochi era indispensabile perché in quella notte, proprio quando un ciclo annuale finiva e ne incominciava un altro, le forze del Caos potevano squarciare il tempo dell’Ordine e quindi irrompere nel mondo dei vivi mescolandovi anche i morti. Questa irruzione andava contrastata con appositi rituali, con barriere di fuoco e di fiori, come i girasoli apotropaici messi a guardia sui frontoni delle case, con colori chiari dipinti sugli architravi per impedire il prevalere delle forze delle tenebre. Col sorgere del sole e con l’inizio del nuovo anno, il ciclo riprendeva il suo cammino normale. Si ristabiliva l’Ordine ed il Caos era nuovamente allontanato dalla vita degli uomini: Ordo ab Chao, come recitano le antiche formule.
Ma vi è un altro Capodanno che si avvicina, quello che celebreremo a due mesi da oggi, subito dopo Natale. Ma anche qui attingiamo a ritmi stagionali antichissimi, questa volta legati al Sole, l’astro che dà vita e calore, il corpo celeste che ogni giorno nasce e muore, in una infinita ciclicità. Ma è proprio a Natale che pareva agli antichi, grandi osservatori del cielo, che il Sole stesse perdendo luce e calore e che le tenebre sopravanzassero. Il Sole è al punto più basso nei cieli di Mezzogiorno: è il giorno più corto dell’anno, la notte più lunga ! Allora occorrono riti, preghiere, invocazioni, sacrifici, offerte affinché il Dio Sole risorga e torni a dominare e sorreggere la vita degli uomini.
Siamo giunti al Solstizio d’Inverno, al punto del ciclo cosmico dove il Dio rinasce, per i popoli dell’emisfero settentrionale; è il Natale di Mitra, di Gesù. E’ festa, l’augurio del buon Anno Nuovo è sottolineato dallo scambio di doni che, anche se non giungono dall’ estremo Oriente a dorso di cammello e simbolicamente ricchissimi, ma sono più prosaicamente recapitati da un express courier, da un postino, da un commesso di vineria o di libreria, fanno ugualmente il miracolo: ci fanno capire che il ciclo riparte, che la vita non si sviluppa secondo una traiettoria rettilinea, ma secondo una successione di eventi che eternamente ritornano, descrivendo non una circonferenza bensì una spirale, dove ad ogni giro si percorrono tempi e spazi mai percorsi prima.
Il nostro ciclo personale, anche se oggi la biochimica ed altre tecnologie ci consentono di percorrere un po’ più di strada, è pur sempre un attimo nell’immensità del tempo universale. Ed allora concediamoci il lusso di una pausa, un Solstizio personale, per riflettere sui valori autentici che possono portare un piccolo ma indispensabile contributo alla costruzione del futuro, di un futuro fondato sulla pace e sulla tolleranza, dono di Buone Feste per noi, ma soprattutto per i nostri figli e per i figli dei nostri figli. E per i figli delle case accanto, bianchi, gialli, rossi e neri.
Le ricorrenze dei Santi e dei Morti, collocate all’inizio di un nuovo ciclo agrario con San Martino di Tours che taglia il mantello, cioè separa l’anno vecchio da quello nuovo, ci connettono alle epoche passate per guardare al futuro.
Blue skies for our children and for our children’s children.
Quintino Sella è nato il 7 luglio del 1827 a Sella di Mosso (Biella), ottavo dei venti figli di Maurizio e di Rosa Sella. La famiglia era ivi attiva nel settore laniero fin dal Seicento; dal 1835 trasferisce a Biella la propria attività e costruisce il complesso posto in sponda sinistra del torrente Cervo ora sede della Fondazione Sella onlus e di attività connesse con la Banca Sella. Dopo la morte del padre nel 1844, Quintino coadiuva il fratello Giuseppe Venanzio nella gestione dell’azienda, sebbene professionalmente impegnato come scienziato e statista. Nel 1853 Quintino sposa la cugina Clotilde Rey, che gli darà sette figli. All’età di 57 anni muore il 14 marzo 1884 nella sua abitazione di Biella; è sepolto nel cimitero monumentale di Oropa in una tomba a forma di piramide, un’architettura che ha alimentato la convinzione di una sua appartenenza alla Massoneria.
Domenico Morelli, Ritratto di Quintino Sella. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.
Secondo i piani della famiglia, Sella frequenta il corso di laurea in matematica presso l’Università di Torino e si laurea in ingegneria idraulica nel 1847 sotto la guida del prof. Carlo Ignazio Giulio. Accetta quindi la proposta di questi e si reca a Parigi presso l’École des Mines per approfondire gli studi in campo minerario, settore allora fondamentale per il Regno Sabaudo. A Parigi, affascinato dall’insegnamento del prof. Henri Sénarmont, si appassiona agli aspetti cristallografici della Mineralogia. Ritornato in patria, pur impegnato dal governo sabaudo in campo minerario, nel dicembre del 1852 viene nominato professore di Geometria applicata alle arti presso il Regio Istituto Tecnico di Torino che, per suo impulso, diventerà Scuola di Applicazione per gli ingegneri nel 1859, precursore del Politecnico di Torino fondato nel 1906. Dal 1853 insegna anche Matematica presso l’Università di Torino. In tale periodo Quintino si applica allo studio cristallografico dei minerali in stretto contatto con Sénarmont e l’allievo di questi, Alfred Des Cloizeaux, intrattenendo con entrambi un proficuo scambio epistolare.
In particolare Sella è attratto dagli aspetti matematici della Cristallografia ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali. Dal 1854 al 1861 si concentrano quasi tutti i suoi lavori scientifici nel campo della cristallografia teorica e di quella morfologica. Il ruolo internazionale di Sella tra i padri della cristallografia è definitivamente sancito nel 1906, quando i suoi più importanti contributi cristallografici sono ripubblicati in tedesco. Gli è dedicata la specie minerale sellaite.
Mai nella sua vita Sella tralascerà la sua passione per la Cristallografia e la scienza in generale che, tra l’altro, egli servirà alla grande rifondando l’Accademia nazionale dei Lincei a Roma capitale dell’Italia unita; dal 1874 al 1884 fu presidente della rifondata accademia che aveva le sue radici nel primo Seicento. Tuttavia, nel 1860 Sella cede alle pressioni di Camillo Cavour e viene eletto deputato del collegio di Cossato; da allora l’impegno politico diventerà per lui prioritario quale autorevole rappresentante della Destra storica. Ministro delle Finanze nel 1862 e nel 1864, quando, unico caso nello stato italiano, porta al pareggio il bilancio statale anche proponendo provvedimenti impopolari quali l’imposta sul macinato. Nel 1870 presenta il progetto di legge volto all’istituzione delle casse di risparmio postali; verrà approvato nel maggio del 1875. Ancora Ministro delle Finanze dal 1869 al 1873. Nel 1873 viene eletto presidente del consiglio provinciale di Novara, carica che gli verrà riconfermata fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1881 fallisce un suo tentativo di formare un nuovo esecutivo.
Appassionato alpinista, nel 1863 a Torino Sella e una quarantina di soci fondano il Club Alpino che due anni dopo diverrà Club Alpino Italiano.
A Quintino Sella è intitolata la Camera capitolare del RSAA, all’Or:. di Biella. Pure l’obbedienza della Gran Loggia d’Italia gli intitola una loggia, sempre a Biella. Tuttavia, non esiste documentazione che ne comprovi l’affigliazione alla Massoneria. Sulla questione lasciamo la parola allo storico della Massoneria Augusto Comba che ha scritto quanto segue. “Su un’ipotetica qualità massonica di Quintino Sella corsero sempre molte voci, rese apparentemente plausibili dall’azione decisiva svolta da lui nel 1870 per troncare il problema di Roma e quindi del potere temporale del papato, e dall’impostazione scientifica del suo pensiero. Ma nella misura in cui ci è stato possibile esplorare la stampa e i documenti massonici del secolo scorso non abbiamo trovato conferma di una tale qualità, bensì piuttosto espressioni sparse di ammirazione verso di lui dei massoni, simili peraltro a quelle dedicate a personaggi eminenti della democrazia e del pensiero laico. Sembra peraltro che non vi siano dubbi su quanto sopra, considerando la duplice testimonianza resa con molta chiarezza in proposito da Corradino, figlio di Quintino Sella, e resa nota da Venanzio, cugino di Corradino, in una lettera all’Eco di Biella del 22 novembre 1973. I documenti qui riportati consistono anzitutto in una lettera del 30 aprile 1931 di Corradino a Venanzio, che rievoca un suo colloquio col padre, avvenuto verso il 1880, in cui venne messo in guardia contro l’eventuale proposta di farsi massone, con queste parole: “Nel caso, spero bene che tu, dati i consigli, precetti, ed anche esempi che ti dò continuamente, tu non vorrai affiliarti alla Massoneria. Tu conosci 1a mia avversione profonda alle società segrete, ove entrando non conosci tutto ciò a cui ti impegni, e che vincolerebbe la tua libertà. Tu sai la mia massima di dire sempre la verità e quindi di non essere vincolato da altri a tacerla, come pure di non subire imposizioni per favorire una od altra persona”.”
Un caso analogo a quello di Sella per l’intitolazione di logge massoniche (N. 10 Or∴ di Vercelli e N. 17 Or∴ di Torino) ad un noto personaggio di cui non vi sono prove di affiliazione alla Massoneria è Galileo Ferraris (1847-1897) di cui ho trattato in un mio articolo su L’Ipotenusa (vedi bibliografia). La fama di persona generosa che, a beneficio dell’umanità, non aveva brevettato la sua importante invenzione del motore elettrico a campo magnetico rotante, ben corrispondeva agli ideali massonici, cosicché scrivevo: “Non è strettamente necessario che Galileo Ferraris sia stato iniziato alla Massoneria per giustificarne l’elevazione a simbolo da parte dell’Istituzione.”
Si può concludere che il mito di Sella massone è maturato in un’epoca in cui la presenza massonica nelle istituzioni italiane era assai diffusa e si identificava con le convinzioni laiche, talvolta anticlericali, di una illuminata e preparata classe dirigente, anche credente, ma convinta della necessità di una netta separazione tra Stato e Chiesa. In questa categoria di ipotetici Massoni, localmente, oltre a Quintino Sella e a Galileo Ferraris, ricordo qui Giovanni Faldella (1846-1926) che con entrambi fu in relazione (vedi il mio articolo su Sella citato in bibliografia). Sottolineo che nessuno dei tre figura nell’elenco digitalizzato di affiliati alla Massoneria consultabile presso gli archivi del Grande Oriente d’Italia (GOI), elenco che, seppur con lacune, risale almeno al 1870. L’ipotesi di affiliazione alla Massoneria di Faldella, prolifico ed apprezzato scrittore della Scapigliatura, deputato e senatore, che abitava a Saluggia, è rafforzata dalla sua frequentazione di casa Ferraris nella confinante Livorno Ferraris. Localmente il salone di tale casa signorile è tuttora ritenuto luogo di riunione di una loggia massonica attiva in quell’epoca; la convinzione si basa sulle decorazioni del salone interpretate come simboli massonici, quando invece chiaramente rappresentano arte e mestieri. In epoca precedente la loggia di casa Ferraris sarebbe stata frequentata anche dal medico romagnolo Luigi Carlo Farini (1812-1866), affiliato al GOI, che si trasferì esule in Piemonte nel 1849 dopo la caduta della Repubblica Romana; dal 1852 fu medico a Saluggia per qualche anno.
Bibliografia
Augusto Comba, Quintino Sella e la massoneria, in “Quintino Sella tra politica e cultura 1827-1884, Atti del convegno nazionale di studi (Torino, 24-25-26 Ottobre 1984)”, a cura di Cristina Invernizzi, pp. 309-313. Torino, 1986.
Giovanni Ferraris, La R:. L:. Galileo Ferraris N. 10 Or:. di Vercelli, “L’Ipotenusa”, vol. 22, pp. 71-78. Pinerolo, 2010.
Giovanni Ferraris, Quintino Sella tra matematica, cristallografia e mineralogia, “Atti dei Convegni Lincei”, vol. 269, pp. 207-235. Roma, 2013.
Guido Quazza, L’utopia di Quintino Sella. Torino, 1992.
250 anni della Massoneria nel Pinerolese 1758 – 2008
Pubblicato nel 2008 sotto gli auspici del Grande Oriente d’Italia, il volume raccoglie i documenti storici delle logge massoniche nel territorio di Pinerolo a partire dalle origini.
Nous soussignés, demeurant tous à Pignerol voulant former une Société de francmaçon, pour se conformer au Vau de la Loi, déclarons conformément à l’Art.e 16 tit.e 1r de la Loi du 19 et 22 Juillet 1791 au Greffe de la Mairie de Pignerol que notre Société se réunira dans le bâtiment du ci-devant Couvent des Jacobins, et tous les jours ; Nous demandons a Monsieur le Secrétaire de la Mairie acte de la déclaration ci dessus par nous faite.
La Libera Muratoria è presente a Pinerolo da almeno due secoli e mezzo, ed è tra le più antiche d’Italia. Vi aderiscono uomini indipendenti e animati da uno spirito desideroso di novità e di verità, con il preciso fine di scuotere la tirannide e limitare il predominio politico delle varie congregazioni religiose. Apportatore di nuove idee l’ideale massonico trovò così facilmente terreno favorevole per costituirsi e svilupparsi.
La Massoneria speculativa moderna, erede delle gilde antiche e delle corporazioni di arti e mestieri medievali, nacque a Londra il 24 Giugno 1717, il giorno di S. Giovanni d’Estate. In Italia le prime Logge furono fondate a Firenze nel 1733 e a Roma nel 1735. La libertà di pensiero e di ricerca della conoscenza che costituisce l’anima del pensiero massonico, spinge il papa Clemente XII ad emanare una bolla diretta contro l’Ordine Massonico già nel 1738. Così il Tribunale dell’Inquisizione arresta nel 1739 a Firenze Tommaso Crudeli e Pietro Giannone a Torino, perché massoni e autori di pubblicazioni sulla libertà di pensiero.
La prima Loggia Massonica regolare di Pinerolo, di cui si ha notizia certa, fu la Loge de Saint Jean de la Sincère Union, Régiment de Piémont, Oriente del Piemonte Cavalleria, istituita nel 1758.
Sebastiano Giraud, nato a Pinerolo il 19 ottobre 1735, medico e professore all’Ateneo torinese, affiliato nel 1758 a Pinerolo nella Loggia militare, quando reggeva l’infermeria del Reggimento, diffusore delle prime puntate dell’illuministica “Enciclopedia” di Diderot e D’Alembert fu uno degli elementi di maggior spicco; sarà poi condannato a morte, in contumacia, per giacobinismo e congiura antimonarchica.
ENCYCLOPEDIE messo in ordine e pubblicato da: M. DIDEROT & M. D’ALEMBERT Parigi, 1751
Il principale personaggio della prima massoneria subalpina è il Conte Gabriele Asinari di Bernezzo, comandante del Reggimento delle Guardie di S. M. a Pinerolo, città ove morirà nel 1803. Egli, nel 1775, sostenuto dal Giraud, portò la Massoneria del Piemonte a livello internazionale, sotto la giurisdizione della Gran Loggia di Londra.
Nel 1778, a Torino si crea il Grand Orient Sarde avente come Gran Maestro il Conte Asinari di Bernezzo, con le Logge costituite all’obbedienza della Grande Mère Loge Nationale “St. Jean des Trois Mortiers” di Chambery in Savoia, già capitale dello Stato Sabaudo.
PIERRE GEYMET (1753 – 1822) Governatore napoleonico di Pinerolo, vice-Prefetto della Provincia, ex Moderatore della Tavola Valdese, Primo MV della RL La Parfaite Amitié, GOF, 1807
Introduzione al testo:
250 anni della Massoneria nel Pinerolese 1758 – 2008
La base della storia massonica nel suo complesso resta essenzialmente quella delle singole logge. Lo vediamo confermato nell’importante volume dedicato recentemente da Margaret C.Jacob alla Massoneria Illuminata, dove lo specifico della massoneria europea del Settecento ( che è in larga misura lo specifico della massoneria tout court) si ricava appunto dai documenti e dalle vicende delle singole officine. La struttura stessa delle logge è un elemento essenziale del messaggio che la massoneria trasmette al mondo in cui si colloca. Tanto è vero che , come scrive la Jacob, nel Settecento “ la forma della loggia diventò uno dei principali canali di trasmissione della nuova cultura politica basata sul costituzionalismo”, consistente e positivo apporto, secondo la storica americana, della massoneria al secolo dei Lumi.
In Italia vi sono alcuni argomenti su cui i mass media diffondono quasi esclusivamente informazioni arbitrarie, dando le notizie più bizzarre, senza verificarle in base alla pur esistente ed accessibile documentazione. Forse l’argomento più soggetto a questo trattamento è la realtà del protestantesimo; ma subito dopo il protestantesimo la maggior beneficiaria di questa sistematica disinformazione è la massoneria.
Orbene, il modo più sicuro per adulterare le notizie che interessano la massoneria e per conferire ad essa un volto artificiosamente deformato consiste nel presupporre l’esistenza di un soggetto unico e concretamente agente nella realtà, che sarebbe, appunto, “ la Massoneria” . Sta di fatto, invece, che questo soggetto unico non esiste: esistono tutt’al più quelle federazioni nazionali di logge che si denominano Grandi Logge o Grandi Orienti; ma nel loro ambito tuttavia le realtà più compatte e significative sono di gran lunga le singole logge.
Ciò che veramente esiste, nella massoneria, è la Loggia.
Per quanto modesta abbia a essere la somma di testimonianze che si raccoglieranno nelle pagine che seguono, riteniamo quindi, in base a questa premessa, che esse, oltre a documentare alcune vicende di storia locale, faranno comprendere meglio che cos’è la Massoneria.
È in distribuzione agli abbonati il numero 62, ultimo del 2020, de L’Ipotenusa.
In questo numero:
Puca Massimiliano – Editoriale 1
Lanzavecchia Daniele – Notizie dal Collegio 3 – 4
Novarino Marco – Il Centro di Ricerche Storiche sulla Libera Muratoria 5
Novarino Marco – Quaderni del CRSL-M – Serie Fondi e fonti 1 6 -8
Locci Emanuela – Storia del Grande Oriente d’Italia 9 -12
Novarino Marco – Repressione antimassonica e il recupero della memoria storica in Spagna 13 – 26
Turinetti di Priero Alessandro – La Baghavad Gita – Il canto del beato 27 – 32
Schuchard Marsha Keit – Politica ed esoterismo massonici – le Antiche radici Stuardiste nel ruolo del Bonnie Prince Charles quale Gran Maestro incognito (2° parte) 33 – 40
Cosco Mario Donato – Massone Uomo di confine 41- 61
Murtas Gianfranco – La Massoneria Giustinianea in Sardegna,1958 -2020 ( terza parte) 62 -73
Caliaro Andrea – La Kabbalah Ebraica 74 – 79
Turinetti di Priero Alessandro – Piero Boldrin Amico e Fratello 80
In contemporanea il numero è già acquistabile on line in versione pdf. Un modo simpatico per leggerlo in anteprima ed aiutarci a testare le funzionalità del nuovo sito (e perché no, a finanziarlo…)
Notte (1738) dell’artistaWilliam Hogarth, quarta e ultima incisione di una serieintitolata “I Tempi del Giorno“.
William Hogarth’s Night (1738), the fourth and last engraving of a seriesentitled “Times of the Day”.
Notte dell’artistaWilliam Hogarth, quarta e ultima incisione di una serieintitolata “I Tempi del Giorno” (1738) è di particolare interesse per i massoni, perché “… se l’intera intenzione è burlesca o satirica, la taverna può essere identificata come Rummer and Grapes , Channel Row, Westminster, Londra, luogo d’incontro della Loggia n. 4 dal 1717 al 1723. ” George W.Speth, (30 aprile 1847-19 aprile 1901, membro fondatore della Quatuor Coronati Lodge No. 2076 e Segretario per i suoi primi quattordici anni), suggerisce che l’immagine sia di Hartshorn Lane, Charing Cross; la figura principale, che indossa un collare con la squadra, sia Sir Thomas de Veil, Maestro Venerabile della prima Loggia di Hogarth, che si riuniva a Vine nel 1729, e la figura di scorta, nelle vesti di Copritore con spada, chiave e lampada, sia il fratello Montgomerie, il GrandeCopritore. Notare la figura a destra che impugna una scopa, possibile allusione alla pratica di disegnare simboli sul pavimento della stanza della loggia e lavarli via quando la loggia veniva chiusa.
Night – incisione di William Hogart, 1738. Londra, Westminster, il Fr. Copritore, con spada, lampada e chiave,scorta il Maestro Venerabile.
William Hogarth’s Night, the fourth and last engraving of a seriesentitled “Times of the Day” (1738) is of especial interest to freemasons, for “…if the whole intention is burlesque or satire, the tavern may be identified as the Rummer and Grapes, Channel Row, Westminster, London, the meeting place of Lodge No. 4 from 1717 to 1723.” George W. Speth (April 30, 1847 – April 19, 1901, a founding member of Quatuor Coronati Lodge No. 2076, and secretary for its first fourteen years) ,suggests that the picture is of Hartshorn Lane, Charing Cross; the principal figure, wearing a collar with square, is Sir Thomas de Veil, a Master member of Hogarth’s first Lodge, meeting at the Vine in 1729 and the supporting figure, in Tyler’s regalia with sword, key and lamp, is Bro. Montgomerie, the Grand Tyler. Note the figure on the right holding a mop, a possible allusion to the practice of drawing symbols on the lodge room floor and washing them off when the lodge was closed.
George William Speth (1847 – 1901)
George William Speth (1847-1901). Membro fondatore della Loggia Quatuor Coronati n ° 2076, e il segretario per i suoi primi quattordici anni, è stata sua un’idea di formare un Circolo di Corrispondenza per la loggia.
Willian Hogarth (1697-1764)
Un artista inglese meglio conosciuto per il suo set di otto incisioni intitolato “A Rake’s Progress”, pubblicato nel 1735, Hogarth ha anche progettato il Gioiello del Gran Sorvegliante per la Gran Loggia d’Inghilterra.
Il dipinto di Hogarth “Night”, inciso da Charles Spooner, è ben noto ai massoni come burlesque o satira di un certo numero di membri della prima loggia di Hogarth. LoggiaHand & Apple Tree, Little Queen Street: 1725
Gran Sorvegliante: 1734
Willian Hogarth (1697-1764) Un artista inglese meglio conosciuto per il suo set di otto incisioni intitolato “A Rake’s Progress”, pubblicato nel 1735
Willian Hogarth (1697 – 1764)
An English artist best known for his set of eight engravings entitled “A Rake’s Progress”, published in 1735, Hogarth also designed theGrand Steward’s Jewel for the Grand Lodge of England.
Hogarth’s painting Night, engraved by Charles Spooner, is well known to Freemasons as a burlesque or satire of a number of members of Hogarth’s first Lodge.
Lodge at the Hand & Apple Tree, Little Queen Street: 1725
Grand Steward: 1734.
Nei giorni 11, 12, 13 Settembre 2020 si è svolto al Pala-Congressi di Rimini, il consueto appuntamento annuale dei Maestri Venerabili del Grande Oriente d’Italia, riuniti in Gran Loggia. I lavori della grande riunione (c.a 2000 Fratelli) si sono svolti in completa sicurezza, secondo le norme contro il Corona virus Covid-19.
Le Riunioni rituali si sono svolte sotto la Presidenza del Gran Maestro Stefano Bisi, coadiuvato dai membri della Gran Giunta.
Nell’apposito salone dedicato agli stand librari, con ottimo risalto, è stato allestito da Gianni Gamba quello de L’IPOTENUSA, sempre presente negli anni durante le Gran Logge del GOI.
Rimini – Palazzo dei Congressi Gran Loggia 2020 – Lo stand de L’IPOTENUSA
Quest’anno anche con mascherina e gel idroalcolico per disinfettare le mani. Grande l’interesse dimostrato dai visitatori per le edizioni del CDI – Centro di Documentazione IPOTENUSA, fondato nel 1959 dagli indimenticabili Augusto Comba e Riccardo Sacco, con sede in Pinerolo.
2021: la Nuova Serie de L’IPOTENUSA – Il layout della copertina
Il restyling della Rivista L’Ipotenusa ha anche comportato un nuovo layout della copertina che, mantenendo l’impianto fondamentale col triangolo rettangolo nell’angolo in alto a sinistra, opera della Prof.ssa Tere Grindatto dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino che lo ha ideato nel 2000, si presenta ora arricchito con l’inserimento di una illustrazione a tutto campo che cambia ad ogni numero. Anche il formato della rivista è stato un po’ aumentato: 180 x 270 mm. La Rivista trimestrale viene spedita agli abbonati per posta, in busta chiusa ed opaca, per rispettare la privacy dei sottoscrittori.
La nuova Collana di Libri de L’IPOTENUSA – Il primo: “I VIAGGI DI CIRO” di ANDREW RAMSAY
La nuova Collana di Libri de L’ipotenusa vuole essere uno strumento di cultura massonica, iniziatica e tradizionale. Potrà trattarsi di libri inediti o di testi classici ormai scomparsi ed introvabili, ma sempre fondamentali per coloro che intendono apprendere ed approfondire le loro conoscenze.
Con questo primo testo si presenta un classico di un autore celeberrimo: Andrew Michael Ramsay (Ayr, 1686 – St. Germain-en-Laye, 1743), Nel 1727 Ramsay pubblica la sua opera più celebre,I Viaggi di Ciro, testo ancora oggi oggetto di approfondimento e dibattito nelle società iniziatiche.
La figura di Andrew Ramsay è sovente ricordata quale personaggio simbolo della nascita della moderna Massoneria, ma i suoi molteplici interessi ed il versatile ingegno lo condussero a numerosi traguardi, molti dei quali di enorme prestigio come la nomina a Fellow della Royal Society e la laurea ad honorem dell’Università di Oxford. Tali successi, sono certamente premessa di una vivace esperienza di vita incentrata sulla continua ricerca di risposte alle incalzanti domande dell’Uomo: tale fermento interiore, insieme a molto di quanto sappiamo della sua esistenza lo dobbiamo proprio agli aneddoti della sua vita.
la riedizione dal testo italiano Ottocentesco è opera, attenta e filologicamente precisa, curata da Piero Boldrin.
La Prefazione, ampia e dotata di una ricca Bibliografia, di opere prevalentemente contemporanee, è di Gianmichele Galassi.
Quando mi è stato dato l’input di scrivere un in memoriam per Piero, mancato repentinamente nella notte del 18-19 Settembre 2020, la mia prima reazione è stata non posso, non voglio; ma a mente fredda cerco ora di tracciare un piccolo ricordo, uno squarcio di vita vissuta, di consuetudine e di grande amicizia maturata nel corso di tanti anni di mutua fraterna frequentazione. Le sue sfavorevoli condizioni fisiche, la forte zoppia e la accentuata lordo-cifosi-scogliosi, non influivano sul suo carattere solare ed ottimista, e quindi l’approccio interpersonale non dava luogo, nei Fratelli, ad atteggiamenti di compassione o si semplice aiuto da boy scout. La sua grande cultura in ogni ramo dello scibile umano, aiutata da una formidabile memoria, non l’aveva distolto da un atteggiamento umile ed aperto. Partecipava sempre alle discussioni, intervenendo autorevolmente in quelle semplici, e specialmente se complesse, portando un sagace, sapiente contributo, sempre propositivo e costruttivo fondato sulla tolleranza e sulla libertà per tutti e per ognuno. Conosceva, per aver fatto esperienza personale addentrandosi in molte dimensioni del pensiero esoterico, le scuole di pensiero che -tra filosofia ed antropologia- trattavano dei massimi sistemi che allietano ed affliggono l’umana condizione. Frequentò i Martinisti, i Teosofi, il Rito di York, il Rito Simbolico, prima del RSAA del quale aveva la massima considerazione. Particolare attenzione aveva dato all’epopea dei Cavalieri Templari, non tanto sotto il profilo storico quanto sotto quello della componente spirituale, rappresentata dal motto dell’Ordo Templi stabilito da Bernardo di Chiaravalle -che aveva fatto suo- : Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo dà gloriam – “Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dai gloria”. Abile oratore, si prodigava, durante le riunioni conviviali anche come “barzellettiere”, storielle che sapeva raccontare con vivace teatralità e risultati esilaranti. Quando ero presente a tavola io avevo preso l’arbitrio di fargli un segno con la mano con tre dita alzate; Piero amava farmi fare l’amichevole compare inquisitore: “Piero ne racconterai solo tre !”. Egli sempre mi rassicurava, rassicurava i commensali e dava inizio alla prima storia. Goliardicamente, durante le conviviali l’avevo ri-battezzato Boldrake (sulla falsariga di Mandrake, il famoso personaggio dei fumetti, ideato da Lee Falk, che fece il suo esordio sui quotidiani statunitensi nel 1934. Ne era molto fiero, Lui appassionato anche di fumettistica, quando mi telefonava esordiva “Sono Boldrake” !
La sua dipartita lascia un vuoto incolmabile tra i suoi Amici e Fratelli; resta un rimpianto triste e dolce. Ciao Piero, prode Cavaliere del Tempio.
Dario Seglie
Presidente del Centro di
Documentazione Ipotenusa
Direttore scientifico
della Rivista L’Ipotenusa
Piero Boldrin (1948 – 2020)
Non a noi, o Signore, non a noi, ma al Tuo nome dai gloria
Nella notte fra il 18 e il 19 settembre 2020 ci ha lasciati una persona importante. Una delle colonne ispiratrici del Centro Studi Silvio Pellico e della casa editrice Marcovalerio, che al Centro Studi fa riferimento. Piero Boldrin non era soltanto un curatore e un grande suggeritore di contenuti e di proposte, ma era un maestro capace di indicare la via. Del Centro Studi Silvio Pellico fu fondatore e presenza discreta ma sagace, dal sapere enciclopedico, dallo spirito ecumenico. Uomo di molti libri e di molti sentieri, tutti percorsi con approfondita umiltà e determinata pulsione alla verità.
Un cavaliere Templare della cultura e dei rapporti umani. Mai in prima fila eppure sempre discretamente e simpaticamente presente. È mancato con la stessa discrezione e umiltà che aveva caratterizzato la sua intensa vita spirituale.
Uomo capace di sedere accanto a cardinali e atei, a conservatori e rivoluzionari, senza mai venire meno alla sua identità e alla sua profonda comprensione dell’animo umano. A lui dobbiamo la gioia delle riunioni associative e interminabili discussioni sulle collane di saggistica esoterica, campo nel quale era sempre un profondo e documentato consulente e collaboratore, in grado di stabilire nessi fra discipline e percorsi di conoscenza, attingendo a una cultura immensa e profonda.
Piero Boldrin affrontò la sofferenza del suo fisico provato con gioia cristiana, egli che percorreva altre strade spirituali. Con profonda tristezza lo salutiamo. Con profonda gioia e riconoscenza lo commemoriamo, perché la sua vita è stata un dono per tutti coloro che lo hanno incontrato e conosciuto.
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