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L’Accademia degli Oziosi – La salvaguardia delle metope del Partenone

L’Accademia degli Oziosi fu una delle più celebri e attive istituzioni culturali napoletane del XVII secolo; costituì lungo tutto quel secolo il fulcro dell’attività letteraria e filosofica della città di Napoli.

Il nome di questa istituzione culturale, se letto con i parametri del nostro vocabolario moderno, fa pensare a tutt’altro, in realtà l’Accademia degli Oziosi trae i propri principi costitutivi dal concetto di otium come lo intendevano gli antichi romani, contrapposto al negotium, cioè l’attività a servizio del lavoro pubblico. Quando a Napoli ci si volle ispirare alle Accademie classiche si coniò il significativo motto: non pigra quies, ovvero “una tranquillità non inutile”, a esplicativo sigillo degli scopi di questa nuova istituzione culturale. L’accademia napoletana sorse nel 1611 per volere di uno dei più importanti mecenati vissuti a cavallo tra Cinquecento e Seicento, Giambattista Manso, nato a Napoli nel 1567, marchese di Villalago. Nobile colto e magnanimo, Manso fu sempre attento alla vita culturale napoletana ed italiana in generale, amico e mecenate di Torquato Tasso e di altri letterati illustri.

L’esperienza culturale di questa istituzione è stata ripresa negli anni ‘990 da gruppi di filosofi, letterati e artisti il cui Princeps ed animatore è stato Giacomo Manzo (nomen omen) che si riunivano a Roma in uno splendido ed amplissimo attico di sua proprietà collocato di fronte all’Università “LUISS”. Recentemente Giacomo Manzo (passato, all’età di 93 anni, all’Oriente Eterno) si era fatto promotore ed organizzatore, con molti amici fraterni, di un Congresso italo-greco, tenutosi l’8 Ottobre 2014 a Palazzo Ferrajoli in Piazza Colonna a Roma, sul tema della restituzione dei Marmi del Partenone, sottratti nel XIX secolo e trasferiti al British Museum di Londra, oggetto di nuove e recenti richieste da parte del governo Greco, dopo la Brexit.

A sin. nella foto: Palazzo Ferrajoli, Piazza Colonna, Roma

Al Congresso, presiduto dal Prof. Dario Seglie (IFRAO-UNESCO Liaison Officer) per volere del Princeps Giacomo Manzo, parteciparono con relazioni il Gran Maestro della Gran Loggia di Grecia Dr. Georgios Vassilogeorgi ed il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Prof. Spyros Camalakis, accompagnati dal Gran Rappresentante della Grecia presso il GOI, Dr. Eleftherios Diamantaras di Atene.

Tra le molte autorevoli adesioni, spicca quella di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana.

Londra. British Museum. Sculture del Partenone

(Red.)

“Scienza e Conoscenza”, il titolo della Gran Loggia che si terrà a Rimini l’8 e 9 aprile 2022

“Scienza e Conoscenza”,
titolo della Gran Loggia che si terrà a Rimini
8 e 9 aprile 2022

“Scienza e Conoscenza” è il titolo scelto per la Gran Loggia 2022, che  si terrà l’ 8 e 9 aprile, come di consueto,  al Palacongressi di Rimini. Una due giorni di lavori rituali, ma anche densa di appuntamenti dedicati alla attualità e alla cultura, occasioni per riflettere alla luce della nostra storia sul presente, sui grandi cambiamenti di cui in questi anni di pandemia siamo stati protagonisti, ma soprattutto sul mondo che verrà. L’agenda è ancora in fieri. Ma ecco qualche anticipazione.

La Gran Loggia aprirà i battenti nella mattinata di venerdì con l’inaugurazione, a cura del Servizio Biblioteca del Grande Oriente,  di una mostra che quest’anno sarà dedicata a Ernesto Nathan (5 ottobre 1845 – 9 aprile 1921), Gran Maestro del Goi per due volte,  dal 1896 al 1903 e dal 1917 al 1919 e  indimenticabile sindaco di Roma, carica che ricoprì dal 1907 al 1913. Nathan sarà anche al centro nel convegno che seguirà e nel corso del quale sarà presentato il volume di Fabio Martini ” Nathan e l’invenzione di Roma. Il sindaco  che cambiò la città eterna “, al quale interverranno con l’autore i professori Gian Mario Cazzaniga e Fulvio Conti, il Gran Maestro Onorario Bernardino Fioravanti. Concluderà il Gran Maestro Stefano Bisi.

Saranno diversi i libri che verranno ospitati nel corso della rassegna Incontro con gli autori della Biblioteca del Vascello, nella  Sala del Castello. A dare il via al round di appuntamenti il volume “Il biennio nero 1992-1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo” (Edizioni Perugia Libri), di cui è autore il Gran Maestro. Seguirà “La Massoneria nel Parlamento” (Morlacchi editore) di Luca Irwin Fragale, che analizza la presenza e l’azione dei deputati e dei senatori massoni nella prima parte del XX secolo, attraverso un minuzioso lavoro archivistico, affrontando dapprima i principali eventi politici dall’alba del Novecento fino al Fascismo, per poi immergersi in una profonda ed esauriente analisi del comportamento dei ben 267 parlamentari massoni in carica nei tre anni che corrono dall’insediamento del governo Mussolini fino al giorno della messa al bando delle associazioni, comprese (se non in primis) quelle massoniche: gli unici anni in cui Fascismo e Massoneria hanno convissuto necessariamente. Se non sotto lo stesso tetto, quantomeno negli stessi emicicli di Camera e Senato. Emanuela Locci, studiosa di Libera Muratoria nell’area mediterranea, sarà presente con  il suo ultimo saggio “La massoneria in Turchia tra storia e relazioni internazionali” (Mimesis) mentre  Elena Castelvincenti presenterà il libro “Le dame vaganti. Storie di fate streghe maghi eresie” (Biblioteca d’Orfeo), che contiene anche un prezioso fascicolo di 16 tavole illustrate.

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Ecco il programma  (18/Marzo/2022):
8 aprile
La Gran Loggia aprirà i battenti nella mattinata di venerdì 8 aprile, alle ore 9 con l’inaugurazione alle 9, 15 della mostra del Servizio Filatelico e subito dopo, alle 9,30 della mostra del Servizio Biblioteca dedicata a Ernesto Nathan, indimenticabile sindaco di Roma e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1896 al 1903 e dal 1917 al 1919, che sarà anche al centro di un convegno, che avrà inizio alle 10,30. Vi prenderanno parte il Gran Maestro Stefano Bisi, gli storici Gian Mario Cazzaniga e Fulvio Conti, il Gmo e bibliotecario Bernardino Fioravanti e il giornalista Fabio Martini, autore del volume “Nathan e l’invenzione di Roma”, che verrà presentato nel corso dell’incontro.Alle 13,30 al via la rassegna Incontro con gli autori, organizzata dal Servizio Biblioteca, che aprirà con la presentazione dei volumi “Il biennio nero 1992-1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo” di Stefano Bisi e “La Massoneria nel Parlamento” di Luca I. FragaleAlle 14 cominceranno i lavori nel Tempio con l’apertura della Gran Loggia. Verranno quindi fatti entrare come di consueto i Corpi rituali, le Delegazioni Estere, ci sarà l’Onore alla Bandiera, il Saluto al Presidente della Repubblica, la lettura dei messaggi ricevuti.

Alle 16,45 dopo la sospensione dei lavori si terrà l’incontro dal titolo “Pandemia COVID-19: Si vede la luce in fondo al tunnel?” con Nino Cartabellotta, medico, presidente della Fondazione Gimbe, che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche, manageriali, professionali che riguardano la salute delle persone. Tra gli esperti più autorevoli di ricerca e sanità del nostro Paese.

Alle 17, 15 è in agenda il dibattito“Un mondo fuori controllo. La scienza della politica tra tentazioni egemoniche ed equilibri internazionali”, al quale parteciperanno Paolo Mieli, saggista e giornalista, direttore de la Stampa dal 1990 al 1992, e del Corriere della Sera dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 e dal 2009 al 2016 presidente di RCS, ospite per la seconda volta in Gran Loggia; Alessandro Barbano, giornalista, scrittore e docente italiano, condirettore del Corriere dello Sport e già direttore de “Il Mattino” di Napoli; Alessandro Campi, ordinario di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Perugia, e direttore del trimestrale Rivista di Politica.

Per le 19 è prevista l’allocuzione del Gran Maestro, clou della prima intensa giornata di Gran Loggia.

9 aprile

La seconda giornata di Gran Loggia comincerà alle 9 con la ripresa dei lavori nel Tempio dopo l’ assemblea di bilancio ( 8.00 – 9.00) che andranno avanti fino alle 13 per riprendere alle 14, 15 per concludersi alle 18.

Alle 14 il convegno dal titolo dal titolo “I Tesori della memoria. Conoscere per capire”. Saranno presenti il Gran Maestro Stefano Bisiil sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato Andrea De Pasquale, il Gran Bibliotecario Bernardino Fioravanti, i professori Fulvio Conti e Gian Mario Cazzanigala dottoressa Emanuela Locci. E’ prevista la proiezione di un videomessaggio del direttore della Rivista “Remhlac”, Ricardo Martinez Esquivel (Costa Rica) e di un altro videomessaggio dello studioso Yasha Beresiner sulla rivista Ars Quattuor Coronatorum, la rivista espresssione della loggia di ricerca piu’ antica del mondo.

Seguirà la rassegna Incontro con gli autori, organizzato dal Servizio Biblioteca, con la presentazione dei volumi : “Segreti massonici italiani. Giardini e luoghi d’ispirazione esoterica”, a cura di Giovanni Greco e Marco Rocchi“La Massoneria in Turchia tra storia e relazioni internazionali” di Emanuele Locci, “Le Dame Vaganti. Storie di fate, streghe, maghi, eresie” di Elena Castelvincenti.

Alle 18 ultimo appuntamento con una tavola rotonda dal titolo “Cattiva maestra la scienza?” con Edoardo Camurri, giornalista, conduttore su Rai 3 del programma #maestri realizzato da Rai Cultura in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, nonchè allievo del filosofo Gianni Vattimo; Maurizio Ferraris, accademico e professore di Filosofia Teoretica all’università di Torino, autore di numerosi saggi, tra gli ultimi “Documanità. Filosofia del mondo nuovo”, in cui smonta molti dei luoghi comuni sul rapporto fra esseri umani e tecnologia; Stefano Moriggi, anche lui filosofo della Scienza specializzato in teoria e modelli della razionalità e in fondamenti della probabilità, docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, conosciuto al grande pubblico attraverso la trasmissione TV E se domani di Rai 3.

(Dal sito web del GOI)

“Il biennio nero 1992-1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo” del Gran Maestro Stefano Bisi

 

In libreria “Il biennio nero 1992-1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo” del Gran Maestro Stefano Bisi

L’ultimo libro del GM del GOI, Stefano BISI

E’ appena uscito in libreria “Il biennio nero 1992-1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo” (Edizioni Perugia Libri) in cui il Gran Maestro Stefano Bisi, ripercorre la vicenda dell’inchiesta del Procuratore della Repubblica di Palmi Agostino Cordova. Vicenda iniziata nell’ottobre del 1992, quando Cordova dispose il sequestro degli elenchi dei fratelli del Grande Oriente d’Italia e perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di alcuni dirigenti. In quel periodo si susseguirono gli attacchi, le accuse da parte di politici e giornalisti. Addirittura c’è chi parlò della scoperta di una nuova P2.

L’inchiesta di Palmi  è finita nel 2000 con l’archiviazione, ma gli strascichi di quella vicenda si sono registrati fino all’ottobre del 2021. Nel biennio nero si registrano anche dalle improvvise dimissioni del Gran Maestro Giuliano Di Bernardo che, a scoppio ritardato, lancia pesanti accuse e presenta una querela per diffamazione. Anche questa archiviata.

Per informazioni e pronotazione del libro: info@perugialibri.it

GARIBALDI VIVO

GARIBALDI VIVO

di Aldo A. Mola

Giuseppe Garibaldi (Nizza Marittima, 4 luglio 1807 – Caprera, 2 giugno 1882) evoca il mare, nel quale si riconobbe dalla fanciullezza alla morte.

Aldo A. MolaLa sua vita si sviluppò come una sinfonia in quattro tempi. Il primo abbracciò i suoi primi 53 anni. Ora flutto appena percettibile, ora onda impetuosa, esso fu scandito in diversi “movimenti”, dai viaggi nel Mediterraneo orientale alla scoperta della “questione italiana”, dalla cospirazione patriottica nel 1834 al forzato esilio dal Mar Nero all’America meridionale, teatro di battaglie sino alla vittoria di Sant’Antonio del Salto a capo della legione italiana (1846) allestita a Montevideo in difesa della Repubblica dell’Uruguay contro il reazionario Manuel Oribe. Il secondo movimento di quel primo tempo è tutto dedicato a fare dell’“Italia” uno Stato indipendente, unito e libero: la prima guerra per l’indipendenza, la proclamazione della Repubblica romana, la marcia verso Venezia, la “trafila” dal Capanno al Tirreno, il secondo esilio, il grande ritorno da vicepresidente della Società Nazionale con l’insegna “Italia e Vittorio Emanuele”, la divisa di generale del regio esercito alla testa dei Cacciatori delle Alpi e l’impresa dei Mille che calamitò l’attenzione mondiale.

Partenza da Quarto.jpg
La partenza dei Mille da Quarto 5 maggio 1860

Poco prima della sua vittoriosa conclusione Garibaldi aprì il secondo tempo della sua vita inimitabile con l’intuizione della nuova frontiera: l’unità europea, proposta dopo la brillante vittoria del Volturno sulle truppe borboniche (vi mostrò qualità di generale) e prima dell’incontro di Vairano Catena ove salutò Vittorio Emanuele “re d’Italia”. La questione nazionale andava risolta con la transizione dell’Europa dal concerto di potenze, che aggiornava e perpetuava i cardini del congresso di Vienna, all’unione fraterna dei popoli. Nel Memorandum dell’ottobre 1860 scrisse: “Supponiamo che l’Europa formasse un solo stato. Chi mai penserebbe di disturbarlo in casa sua? Chi mai si avviserebbe di turbare il riposo di questa sovrana del mondo?”. Era la via per conciliare pace, progresso scientifico, lavoro. Anche quel secondo tempo contò diversi “movimenti”: la spedizione “Roma o morte” dell’estate 1862, il viaggio del 1864 in Gran Bretagna, ove fu accolto da entusiastica manifestazione popolare, l’epopea dei volontari al suo seguito nella guerra del 1866 che lo vide avanzare verso Trento, la campagna nell’Agro romano chiusa tragicamente a Mentana nel novembre 1867, l’intervento nei Vosgi in difesa della neonata Repubblica francese, l’elezione alla Camera adunata a Bordeaux, che lo rifiutò.

Vinta l’amarezza a fronte dell’ingratitudine della “sorella latina”, Garibaldi aprì il terzo tempo della “grande opera” con la proposta di Unità mondiale, amalgama delle molte unità storicamente definite: la germanica, la slava, la scandinava, la musulmana e la latina, altra cosa da quella cristiana, impoverita dal papato e dalle rivendicazioni temporalistiche di Pio IX anche dopo Porta Pia. L’unione politica mondiale non poteva scaturire da quella delle religioni, tutte succube delle diverse “chiese”, ma dall’avvento di una lingua universale e dall’insegnamento della scienza contro le mistificazioni. Il 6 settembre 1870, quattro giorni dopo il crollo di Napoleone III a Sedan e mentre il governo organizzava l’espugnazione di Roma, Garibaldi propose l’istituzione di un areopago nella sua Nizza per proclamare la pace universale (sulla scia del congresso di Ginevra del 1867) e varare la soluzione pattizia delle controversie interstatuali. Vi tornò ripetutamente negli anni seguenti.

Il quarto tempo della sinfonia di Garibaldi fu il suo magistero civile. In una lettera del 14 novembre 1871 a Giorgio Pallavicino respinse i precetti: “Guerra al Capitale; la proprietà è un furto; l’eredità è un altro furto e via dicendo”. Adulare il popolo con messaggi ingannevoli avrebbe fatto dell’Italia “un bordello”. Per lui Caprera era la libertà. Da trent’anni apparteneva all’Internazionale “azzurra”, la massoneria universale. Disapprovò “i scioperi”, rivendicò la “dittatura onesta, solo antidoto a sradicare i cancri di questa società corrotta” e avvertì: “Contro il Papa, io fui coi protestanti, senza essere presbitero, metodista od altro. Contro i Sella i Minghetti e C. io sarò col diavolo per combatterli”.

Rotti i ponti con Mazzini e mazzinerie, fece sua la missione del dotto: scrivere “per il popolo”. Romanzi storici, per “ricordare chi aveva lasciato la vita sui campi di battaglia”, “trattenersi colla gioventù italiana” e “campare anche un po’ col suo guadagno”. Lo secondavano i ministri della Pubblica istruzione, come Michele Coppino che fece decretare obbligatoria e gratuita l’istruzione elementare, e Francesco De Sanctis, sempre fedele al suo “Discorso ai giovani” del 1848. La scuola, i maestri e le maestre (Garibaldi ne iniziò alcune in loggia) erano il futuro, come scrisse in Clelia o il governo del monaco, in I Mille e in Manlio, inedito sino al 1982.

Insegnare il vero” fu il motivo conduttore della lunga sinfonia della sua vita, fatta di attenzione per la natura in tutte le sue forme. Mentre guidava i volontari del 1866 raccomandava alla figlia Teresita di innaffiare le zolle degli alberi e abbeverare gli armenti. Su suo impulso nacquero la Società di Tiro a Segno, perché la carabina è garanzia dei popoli iberi, e quella per la protezione degli animali.

Fu molto più che un Generale o un “eroe”. Fu un Poeta, una sequenza di flutti e di tempeste come il Canto: “Si scopron le tombe/ si levano i morti./ I martiri nostri/ son tutti risorti…”: non solo gli italiani del tempo suo ma anche dei secoli andati, come, su suo impulso, affermò Giuseppe Ricciardi nell’Anticoncilio di Napoli il 9 dicembre 1869.

File:Caprera tomba di Giuseppe Garibaldi.jpg - Wikipedia
Isola di Caprera. Tomba di Giuseppe Garibaldi

Garibaldi dettò infine quanto voleva per la sua salma: la pira omerica. Ma Francesco Crispi, il “secondo dei Mille”, ne fece un “cadavere di Stato”, compatibile con il trasformismo di Agostino Depretis. Così il “Solitario”, come Garibaldi amò definirsi, divenne una somma di “monumenti”. Fu messa la sordina al suo mònito: “guarire la gran piaga della miseria”. Ma il suo mare attende il vento, che spira dove vuole (insegna Giovanni Evangelista) e tornerà a gonfiarne le onde.

Aldo A. Mola

Aldo Mola (Cuneo, 1943) ha scritto biografie (Giuseppe Mazzini, Silvio Pellico, Giosuè Carducci, Giovanni Giolitti…), Storia della Massoneria (1976), Storia della monarchia (2002), Italia un Paese speciale (2011). Già docente, preside di liceo e professore a contratto all’Università Statale di Milano, ha pubblicato “Per una scuola che funzioni”. Dal 1980 è Medaglia d’oro per la Scuola.

ALCUNI PENSIERI MASSONICI DI GARIBALDI

Massone sotto la volta celeste

In partenza per l’Italia Garibaldi salutò i fratelli della sua loggia, «Les Amis de la Patrie» di Montevideo (Grande Oriente di Francia all’epoca in rapporti fraterni con la Gran Loggia Unita d’Inghilterra).

AD Adolphe Vaillant

Montevideo, 13 marzo 1848

Mio C.’ . [aro] F.’ . [ratello],

poiché i miei impegni m’impediscono di soddisfare il desiderio di andarmi a congedare di persona dai miei C.’. [ arissimi] F.’. [ratelli] della Loggia, vi prego di voler avere la bontà di presentare voi stesso alloro rispettabile consesso i miei addii, i miei auguri per la loro felicità e la mia speranza di conservarmi, in qualunque parte del mondo io mi trovi, loro devoto F.’. [ratello] e sempre pronto a dedicarmi al sacro rito, al quale ho l’onore di appartenere.

Gradite, C. .. [arissimo ] F … [ratello], i miei sentimenti d’amicizia e di rispetto F … [raterno] e siate certo che io sarò per tutta la vita vostro devoto F. ‘. [ratello]

Gran maestro: «lo scopo cui ho mirato in tutta la mia vita»

Giuseppe Garibaldi al Supremo Consiglio di Palermo

Torino, 30 marzo 1862 E.’.[ra] V.’,[olgare]

Ill.·. ffr.·.

Assumo di gran cuore il supremo ufficio di capo della Mass.·. It.·. costituita secondo il rito scozz.·. rif.·.(ormato) ed accet.·. Lo assumo, perché mi viene conferito dal libero voto di uomini liberi, a cui devo la mia gratitudine non solamente per l’espressione della loro fiducia in me nello avermi elevato a così altissimo posto, quanto per l’appoggio che essi mi diedero, da Marsala al Volturno, nella grande opera dello affrancamento delle provincie meridionali.

Cotesta nomina a G.’. M.’. è la più solenne interpretazione delle tendenze dell’animo mio, de’ miei voti, dello scopo cui ho mirato in tutta la mia vita. Ed io vi do sicurtà, che mercé vostra e colla cooperazione di tutti i nostri ffr.·., la bandiera d’Italia, ch’è quella dell’umanità, sarà il faro da cui partirà per tutto il mondo la luce del vero progresso.

Che il G.’. A.’. dell’U.·. spanda le sue benedizioni su tutte le LL.’., e che ci guardi sempre con occhio propizio e ci continui le sue grazie il nostro divino protettore S. Giovanni di Scozia.

Abbiatevi il bacio fr.·.

A passo rituale sulla via di Roma

Alla vigilia d’intraprendere l’impresa di Roma, nel luglio 1862, Garibaldi volle far iniziare ai «misteri dell’ordine massonico» lo «Stato maggiore» del laicismo italiano,

A.’ G.’ .D,· .G.· .A.· .D.·.U.·.

Valle di Palermo, 3 luglio 5862 E.’ .V.·.

Desidero che le persone qui sotto notate vengano iniziate regolarmente ai misteri dell’Or.’. [dine] M.’ , [assonico] in alcune delle RR.·. [ispettabili] LL.’. [logge] poste sotto a questo O.’. [riente]. E a tal fine cogli altri poteri a me conferiti gli dispenso dalle solite formalità.

Ripari Pietro di Cremona di anni 60

Bruzzesi Giacinto – romano 40

Missori Giuseppe – Milano 33

Nullo Francesco – Bergamo 36

Chiassi Giov. – Mantova 35

Basso Giov. – Nizza 38

Guastalla Enrico – Mantova 33

Nuvolari Giuseppe – Mantova 40

Guerzoni Giuseppe – Brescia 29

Bedeschini Francesco – Venezia 28

Forza Pietro – Venezia 28

Frigyesi Gustavo – Ungheria 30

Il G.’ . [ran] M.’ . [aestro] G.’ . [ran] C.’. [ommendatore] dell’Ord.·. [ine] M.’. [assonico] G. Garibaldi 33.’.

A Ludovico Frapolli

Caprera, 22 gennaio 1864 E. ‘. V. ..

Con i poteri che mi sono conferiti, Io, Gran Maestro, in nome del G.·.[rande] A.·.[rchitetto dell’Universo), ho creato il sig. Bokounin [recte: Bakunin] fratello di 30° [grado del Rito scozzese antico e accettato] e prego il Fratello Frapolli di regolarizzare la sua posizione.

Al Congresso della Pace (Ginevra, settembre 1867)

Il Generale conchiuse il proprio dire con una serie di risoluzioni così concepite:

1° Tutte le nazioni sono sorelle.

2° La guerra tra loro è impossibile.

3° Tutte le querele che sorgeranno tra le nazioni dovranno essere giudi­cate da un Congresso.

4° I membri del Congresso saranno nominati dalle società democratiche dei popoli.

5° Ciascun popolo avrà diritto al voto al Congresso, qualunque sia il numero dei suoi membri.

6° Il papato, essendo la più nociva delle sette, è dichiarato decaduto.

7° La religione di Dio è adottata dal Congresso e ciascuno dei suoi membri si obbliga a propagarla. Intendo per religione di Dio la religione della verità e della ragione.

8° Supplire al sacerdozio delle rivelazioni e della ignoranza col sacerdozio della scienza e della intelligenza.

La democrazia sola può rimediare al flagello della guerra.

Lo schiavo solo ha il diritto di far la guerra al tiranno, è il solo caso in cui la guerra è permessa.

«L’unità massonica trarrà a sé l’unità politica d’Italia»

Nei mesi precedenti l’ultimo tentativo di risolvere la «questione romana» Garibaldi scrisse:

Al Sup.·. C. ‘. (onsiglio) di Palermo

Firenze, 18 maggio 1867. E.’. V.’.

FF .’. [ratelli],

Come non abbiamo ancora patria perché non abbiamo Roma, così non abbiamo Mass.·. perché divisi. Se la vecchia lupa della diplomazia da una parte, e l’apatia del popolo dall’altra, ci contendono Roma, chi in Massoneria potrà mai contenderci una patria, una Roma morale una Roma Mass.·.?

lo sono di parere che l’unità Mass.·. trarrà a sé l’unità politica d’Italia. È quindi mio vivo desiderio che un’ Assemblea sia convocata, onde ne sorga una Costituente.

Facciasi in Mass.·. quel Fascio Romano che ad onta di tanti sforzi non si è potuto ancora ottenere in politica.

lo reputo i massoni eletta porzione del popolo italiano.

Essi pongano da parte le passioni prof.(ane) e con la coscienza dell’ alta missione che dalla nobile istituzione Mass.·. gli è affidata, creino l’unità morale della Nazione. Noi non abbiamo ancora l’unità morale; che la Mass. ‘. faccia questa, e quella sarà subito fatta.

FF.·.

Io altro non aggiungo. Voi della sacra e sventurata Terra delle iniziative, farete opera veramente degna dei figli del Vespro, se alle glorie politiche e patriottiche unite l’aureola della rivoluzione morale e mass.·. Uniamoci! e saremo forti per vincere con la virtù il vizio, col bene il male, e la patria e l’umanità ce ne saranno riconoscenti.

Sono con tutta l’anima

Vostro F.·.

Dichiarazione

Firenze, 21 settembre 1867

Io dichiaro di appartenere ad una sola Massoneria umanitaria, rappresentata dal Grande Oriente, eletto nel giugno prossimo passato in Napoli, residente in Firenze, (mentre non abbiamo Roma), che vuole, in vista dello spirito universale della Massoneria, la fratellanza dei popoli e non le autonomie, le quali sono un regresso, massime nelle aspirazioni italiane.

«Un solo fascio di tutte le associazioni»

Sino all’ultimo Garibaldi tornò a insistere sulla necessità di conciliare la massoneria «ai tempi presenti».

Alla R. ‘. L.’. «Roma e Costituente» Roma

Caprera, 15 aprile 1872

Cari F.’.,

vi ricambio di cuore il saluto.

Come ben dite, la mass.·. deve identificarsi ai tempi presenti, e quindi stringere in Italia in un solo fascio tutte le associazioni che tendono al bene. È cotesta una missione degna della più antica e più umanitaria delle società esistenti, la mass.·.

Vostro.

Internazionale Rossa, Internazionale Azzurra…”

Fautore dell’iniziazione massonica femminile, da lui personalmente praticata, Garibaldi contrappose alla Internazionale“rossa”esplosa in Francia nel 1871 con la “Commune” quella “azzurra”. Da Caprera il 14 novembre 1871 scrisse a Giorgio Pallavicino Trivulzio, antico patriota e massone:“Io appartenevo all’Internazionale quando serviva le Repubbliche del Rio Grande e di Montevideo, cioè molto prima di essersi costituita in Europa tale società (…) Io non tolero (sic) all’Internazionale, come non tolero alla monarchia, le loro velleità antropofaghe”, cioè: “Guerra al capitale, la proprietà è un furto, l’eredità un altro furto e via dicendo”. Bisognava impedire che l’Italia divenisse “un bordello rivoluzionario”.

I 20 febbraio 1872 ribadì:”Dichiarare apertamente che sono repubblicano. Disdire che appartengo all’Internazionale. Io credo che conviene lasciar passare questo periodo d’anarchia, che affigge il nostro paese, prima di imprendere qualche cosa di serio; e non avventurarsi come nel ’67 a predicare al deserto”.

Il 13 agosto 1871 a Pallavicino aggiunse:“Io non aprovo i scioperi ma temo finiranno per sconvolgere la società colla quasi impossibilità di resisterne la scossa. Sarà questo il retaggio lasciato ai nostri figli dalle cime archimandrite che sono al timone putrido della cosa pubblica”.

COMUNICATO DELLA REDAZIONE DE L’ipotenusa

COMUNICATO DELLA REDAZIONE

Cari Abbonati e Lettori de L’ipotenusa,

dal prossimo numero 68 cambierà l’impostazione della rivista per quanto riguarda il numero delle uscite annuali.

Il vertiginoso aumento dei costi tipografici verificatosi nel corso del 2021, aumento che purtroppo sembra protrarsi anche per l’anno in corso – per fare un esempio il prezzo della carta ha avuto negli ultimi dodici mesi un incremento di oltre il settanta per cento – ci impone infatti una riorganizzazione nella stampa del nostro periodico.

L’alternativa più semplice sarebbe stata un aumento del prezzo degli abbonamenti, fermi peraltro da oltre 10 anni, ma si è ritenuto che in questo particolare momento di crisi per tutti fosse opportuno dare un segnale, volto a dimostrare che alle volte è possibile trovare vie diverse dal generalizzato sistema di appellarsi sempre e comunque alla borsa dei propri fruitori, o clienti, o amministrati. Ci rendiamo perfettamente conto che 5 o 10 euro in più all’anno non avrebbero cambiato la vita di nessuno, ma, ribadiamo, è un principio che si vuole affermare, e cioè che la richiesta di un nuovo sacrificio, seppur piccolo, deve esser davvero l’ultima opzione possibile, soprattutto quando i problemi e le difficoltà ci assediano da ogni lato.

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La Redazione a sette palle

Per questo motivo dal prossimo numero 68 la periodicità de L’ipotenusa diventerà quadrimestrale, con un totale quindi di tre numeri annui. I contenuti complessivi non saranno però modificati in quanto ogni uscita avrà un notevole numero di pagine e di articoli in più, comprendendo inoltre alcune novità redazionali.

Il maggior lasso di tempo tra un’uscita e l’altra ci permetterà anche di curare maggiormente alcuni aspetti, quali l’approfondimento su determinati temi da effettuarsi di volta in volta e il reperimento di contributi e collaborazioni di livello sempre altissimo, pur mantenendo la nostra impostazione tradizionale di rivista fatta dai lettori per i lettori, con profonda attenzione ai livelli comunicativi.

Non siamo certi per quanto tempo – dovesse ulteriormente proseguire l’attuale trend inflazionistico – saremo in grado di mantenere questa politica di contenimento tariffario, ma per ora ci proviamo, certi che i nostri carissimi Lettori e Abbonati, i quali costituiscono non solo la linfa vitale de L’Ipotenusa, ma il motivo stesso per cui questa Redazione continua ad operare con passione, sapranno ben comprenderci e continueranno a fornirci il loro sostegno ed il loro incitamento.

Con i migliori auguri a tutti per un 2022 ricco di serenità e di luce.

La Redazione de L’Ipotenusa

Il 7 Gennaio la Festa del Tricolore

  Il 7 Gennaio la Festa del Tricolore

Il 7 gennaio ricorre il 225° anniversario della Bandiera italiana, il simbolo piu’ alto della nostra nazione, emblema di unità, identità, coesione, codificato nell’articolo 12 della Costituzione italiana che ne definisce la foggia: “verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.

STORIA DELLA BANDIERA ITALIANA

La bandiera della Repubblica italiana nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta di rendere “universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso, e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”.

Dall’epoca napoleonica, al Risorgimento, all’Unità d’Italia fino ad arrivare alla nascita della Repubblica, i tre colori sono stati emblema di libertà giunto ai nostri giorni con il riconoscimento ufficiale nel decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 che stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale.

La bandiera della Repubblica Cispadana era a bande orizzontali con il rosso in alto, il bianco al centro e il verde in basso. Al centro era anche presente l’emblema della repubblica, mentre ai lati erano riportate le lettere “R” e “C”, iniziali delle due parole che formano il nome della “Repubblica Cispadana”[1]. Le repubbliche Cispadana e Transpadana si fusero qualche mese dopo dando vita alla Repubblica Cisalpina, il cui Gran Consiglio, l’11 maggio 1798, adottò come bandiera un tricolore a bande verticali senza stemmi, emblemi o lettere.

In seguito la bandiera verde, bianca e rossa è stata adottata da altri due Stati napoleonici, la Repubblica Italiana e il successivo Regno d’Italia. Terminata l’epoca napoleonica, il Tricolore si diffuse come uno dei simboli della lotta risorgimentale. Venne infatti adottato dalla Cittadella di Alessandria durante i moti del 1820-1821 e dalla Repubblica Romana nel 1849.

Nel 1860 il Tricolore italiano venne scelto come bandiera nazionale dal Regno delle Due Sicilie, mentre il 17 marzo 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, la bandiera verde, bianca e rossa diventò il vessillo nazionale dell’Italia unita, sebbene non ufficialmente riconosciuta da una legge specifica.

Il riconoscimento si ebbe invece il 12 giugno del 1946 e la decisione fu ratificata il 24 marzo 1947 dall’Assemblea Costituente che decretò, nel contempo, l’inserimento, nell’articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana, del seguente testo-

Il 31 dicembre 1996, con la medesima legge che istituiva la Festa del Tricolore, venne costituito un Comitato nazionale di venti membri che aveva l’obiettivo di organizzare la prima commemorazione solenne della nascita della bandiera italiana. Il Comitato era composto da personalità istituzionali, tra cui i presidenti delle camere, e da membri provenienti dalla società civile, particolarmente dall’ambito storico e culturale.

Per quanto riguarda il cerimoniale, nel giorno della Festa del Tricolore, presso il Palazzo del Quirinale a Roma, viene eseguito il cambio della Guardia d’onore in forma solenne con lo schieramento e la sfilata del Reggimento Corazzieri in uniforme di gala e della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo. Questo rito solenne viene svolto solamente in altre due occasioni, durante le celebrazioni della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno) e della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre).

Immagine descritta in didascalia
In occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica si svolge sulla Piazza del Quirinale il tradizionale Cambio solenne della Guardia d’Onore da parte del Reggimento Corazzieri a cavallo con la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo.

A Reggio Emilia, in piazza Prampolini, la Festa del Tricolore viene celebrata con la visita di una delle più alte cariche della Repubblica Italiana che assiste all’alzabandiera sulle note de Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro e che rende gli onori militari a una riproduzione della bandiera della Repubblica Cispadana. Subito dopo un militare della Brigata paracadutisti “Folgore” che porta un Tricolore nelle mani plana in piazza Prampolini. Alla celebrazione officiata dalle massime cariche dello Stato seguono poi varie iniziative culturali che coinvolgono anche le scuole di Reggio Emilia.

Un militare della Brigata paracadutisti “Folgore” –che porta un Tricolore nelle mani- plana in piazza Prampolini, a Reggio Emilia.

Come in altre date solenni, nel giorno della Festa del Tricolore la bandiera italiana deve essere esposta in tutti gli uffici pubblici e istituzionali.

(dal Sito web del GOI – 5/1/2022)

Rimini – Palacongressi – La presenza della Rivista L’ipotenusa alla Gran Loggia del GOI 2021

Rimini – Palacongressi – La presenza della Rivista L’ipotenusa alla Gran Loggia del GOI 2021

Rimini, Palacongressi. Il Tempio della Gran Loggia (Courtesy photo by Roberto Pettiti)
Rimini, Palacongressi. Gran Loggia 2021. Il Consigliere del CDI al desk de L’ipotenusa. (Courtesy photo by Paolo Accusani, Consigliere dell’Ordine-GOI)
Rimini, Gran Loggia 2021. Il desk de L’ipotenusa visitato da molti partecipanti. Presidiano la postazione Bruno Abate Daga (con mascherina abbassata) e a sin. Gianni Gamba. (Courtesy photo by Massimiliano Puca, Direttore responsabile della Rivista)

Rimini – Gran Loggia 2021 – Il Grande Ufficiale del GOI Giovanni Marella al desk de L’ipotenusa, presidiato da Gianni Gamba. (Courtesy Photo by Giovanni Marella) 

Lo stand de L’ipotenusa è stato visitato da moltissime persone, interessate alle attività culturali ed editoriali. Felicitazioni e positivi commenti sono stati manifestati da parte di abbonati vecchi e nuovi, anche per i selezionati contenuti e per la alta qualità dell’edizione che si è rinnovata nell’estetica e nell’impaginazione cartacea curata dal  Dr. Marco Civra, Direttore della apprezzata Casa editrice Marcovalerio.

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Dario Seglie