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Omaggio a Goffredo Mameli nell’anniversario della morte il 6 luglio del 1849

Omaggio a Goffredo Mameli nell’anniversario della morte il 6 Luglio del 1849

Busto di Goffredo Mameli al Gianicolo

Goffredo Mameli non è semplicemente un eroe nazionale. Egli rappresenta in realtà un simbolo esemplare dell’amor di Patria, cantato fino all’altrui anima, praticato fino alla propria morte. È per onorarne la memoria che anche quest’anno la loggia n. 169 all’Oriente di Roma che dal 1893 porta il suo nome ha visitato il sepolcro che accoglie le spoglie del grande italiano, autore dell’Inno Nazionale “Fratelli d’Italia”.

Nel pomeriggio del 6 luglio, a 173 anni dalla morte, una rappresentanza dell’antica officina, guidata dal Maestro Venerabile ed accompagnata dal responsabile del Mausoleo per la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ha deposto un cuscino tricolore sulla tomba del giovane martire del Risorgimento ed ha dedicato a lui un momento di raccoglimento.

La terra del Gianicolo, che ha in passato accolto il sangue di tante donne e uomini che hanno combattuto per la causa dell’Italia Unita,  conserva le spoglie mortali e la potente memoria di Goffredo Mameli a simboleggiare il legame indissolubile tra quella missione eroica e poetica che fu il Risorgimento italiano ed uno dei suoi protagonisti più emblematici.

13 Luglio 2022

(Dal sito web del GOI)

IL 2 LUGLIO 2022 – INAUGURATA A COSENZA LA NUOVA CASA MASSONICA

Il 2 luglio 2022 inaugurata a Cosenza la nuova Casa Massonica. Alla cerimonia, con la presenza del Gran Maestro Stefano Bisi, hanno partecipato oltre 400 persone. “Una grande opera che arricchisce la cittá”

 

 

Cerimonia di inaugurazione sabato 2 luglio a Cosenza della nuova Casa Massonica del Grande Oriente d’Italia, sede tra le piú prestigiose della Comunione. Al taglio del nastro da parte del Gran Maestro Stefano Bisi erano presenti oltre 400 persone. Non solo fratelli arrivati dai diversi Orienti d’Italia ed alti esponenti del Goi, come il Gran Maestro aggiunto Antonio Seminario, i Gran Maestri onorari Ugo Bellantoni e Tonino Perfetti, ma anche numerosi rappresentanti delle istituzioni tra cui la Presidente della Provincia  Rosaria Succurro, gli onorevoli Franco Iacucci e Pierluigi Caputo, vice presidenti del Consiglio regionale della Calabria, l’assessore Pino Munno del Comune di Rende e  altre autoritá locali.

“Due operai stanno ammucchiando mattoni lungo una strada. Passa un viandante che s’informa sulla natura del loro lavoro. Uno modestamente risponde: ‘Sto ammucchiando mattoni’. L’altro esclama: ‘Innalzo una cattedrale”. E’ l’aneddoto raccontato nel 1959 in Parlamento da Pietro Nenni che il Gran Maestro ha citato nel suo intervento per spiegare la dedizione e l’impegno che caratterizza in ogni momento il lavoro del libero muratore, fuori e dentro le officine, e per sottolineare la dedizione e l’impegno profusi dai fratelli che hanno contribuito alla realizzazione della splendida sede del Goi cosentina. “Tutto é stato fatto a regola d’arte e con la coscienza di partecipare a qualcosa di piú grande”, ha rimarcato Bisi. “E’ un’opera che arricchisce la cittá”, ha aggiunto , ringraziando per primo il Gma Seminario, che ha seguito minuto per minuto i lavori insieme al Secondo Sorvegliante Marco Vignoni. Il suo pensiero poi é andato con commozione ai fratelli calabresi che non ci sono piú, come il Gmo Ernesto D’Ippolito, come Tonino Salituro ed Ettore Loizzo, che fu Gran Maestro Aggiunto ma soprattutto fu reggente in un momento particolarmente doloroso per il Grande Oriente. “Se oggi siamo qui -ha proseguito- lo dobbiamo al sacrificio, al coraggio e alla forza dimostrata da questi liberi muratori in tempi difficili. Provo un senso di gratitudine ¬ha infine concluso- per voi tutti fratelli cosentini, per il vostro sostegno che non è mai mancato”.

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(Dal sito web del GOI)

30 Giugno 1849; L’ultima battaglia della Repubblica Romana

30 Giugno 1849; L’ultima battaglia della Repubblica Romana

Il 30 Giugno del 1849 sul Gianicolo si combatte l’ultima battaglia della storia della Repubblica Romana. Si contano 3.000 italiani fra morti e feriti e cadono circa 2.000 francesi. Luciano Manara si immola nella difesa di Villa Spada. E si combattè anche a Villa del Vascello, attuale sede del Grande Oriente d’Italia. L’Assemblea Costituente il primo luglio approva il documento con il quale “cessa da una difesa ritenuta impossibile”..  Lo stesso giorno Giuseppe Garibaldi, in piazza San Pietro, pronuncia lo storico discorso: “io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero, venga con me … non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà”. Alle 18.00, in piazza San Giovanni, lo attendono circa 4.000 uomini armati, con cui lascia la città. E’ la fine di un sogno, che ebbe breve durata ma per il quale si immolarono tantissimi giovani arrivati da ogni parte d’Italia. Emblematica la figura di Goffredo Mameli tenente della Legione garibaldina, autore dell’Inno d’Italia, che morì per una ferita alla gamba a soli 22 anni.

Proclamazione della Repubblica Romana – 1849

La Repubblica Roma, proclamata il 9 febbraio del 1949 e caduta il 4 luglio successivo, fu comunque uno straordinario laboratorio di idee e di modernità. E la sua Carta fondamentale, che rimase in vigore per un solo giorno, quello della sua approvazione avvenuta durante la tregua del 3 luglio, fu un modello di riferimento per i padri costituenti, chiamati a scrivere nel 1946 la Costituzione della Repubblica italiana appena nata. Composta da solo 69 articoli, stabiliva che la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso i suoi rappresentanti, riconosceva alle donne il diritto di voto,  aboliva la pena di morte (cancellata nel 1889 dal ministro della giustizia massone Giuseppe Zanardelli e che il fascismo ripristinò),  sanciva il diritto all’istruzione, alla salute e al lavoro per tutti. Prevedeva la forma repubblicana dello stato e la separazione dei poteri tra chiesa e stato.

(Dal sito web del GOI)

SOLSTIZIO D’ESTATE

Roma. Pantheon, cupola con l’oculum.

SOLSTIZIO D’ESTATE

di Augusto Vasselli

Il solstizio, dal latino solstitium, a sua volta derivato da sol (sole) e stat (stat, fermo, fermato), è l’evento astronomico che si verifica allorquando il sole, mostra nel suo corso apparente, visto dalla terra, la sua maggiore distanza angolare, rispetto all’emisfero celeste, in rapporto con il piano dell’equatore, fenomeno da cui discende la durata massima e minima del giorno, ove il sole sembra appunto fermarsi.
Ogni anno si verificano due solstizi, quello d’estate (più sovente il 20 o il 21 giugno, come quest’anno 2022 ) e quello d’inverno (in prevalenza il 21 o il 22 dicembre), nei quali si hanno rispettivamente il giorno più lungo e quello più breve, se ci si riferisce al nostro emisfero, quello settentrionale (ovviamente nell’emisfero meridionale il sostizio d’inverno si ha a giugno e quello d’estate a dicembre).
Tali eventi hanno da sempre colpito gli esseri umani e originato una serie di celebrazioni, risalenti ai primordi della storia dell’uomo, che non si riferiscono soltanto alle variazioni che caratterizzano i vari momenti dell’anno, contraddistinti dalle stagioni, ma anche a qualcosa di più profondo, riferito all’essere umano stesso.
Già nella preistoria, nel paleolitico, secondo alcuni studiosi, tra cui il ricercatore tedesco Michael Rappenglueck e la l’archeoastronoma francese Chantal Jègues Wolkiewiez, la quale attraverso i suoi studi sottolinea che gli ingressi di talune caverne, contenenti numerose immagini anche di natura astronomica, sono orientati secondo i solstizi e gli equinozi, appare evidente l’attenzione e l’interesse delle popolazioni preistoriche riguardo tali eventi.
Eventi, che attestano come il ciclo annuale del sole abbia sempre affascinato gli essere umani, come anche testimoniato nell’opera, ritenuta risalente al neolitico, quale il tempio megalitico di Stonehenge, nel Wiltshire, in Gran Bretagna e quelli di Newgrange e Knowth, presenti in Irlanda. Come pure in molti luoghi dedicati al sacro, come ad esempio in quella di Bari dedicata a San Sabino, nella quale, il 21 giugno di ogni anno, il sole illumina perfettamente il centro della cattedrale stessa.
Numerose sono e sono state le modalità celebrative dei solstizi, tra le tante, forse più nota, è quella trasmessa, nel mondo classico, attraverso la ritualità e la simbologia proprie dei misteri mitriaci. Mithra, la divinità che uccide il toro, con a fianco i dadofori (portatori di fiaccola), Cautes, che tiene la fiaccola verso l’alto, ricordando in tal modo il solstizio d’estate, e Cautopates che invece la tiene verso il basso, allegoria riferita evidentemente al solstizio d’Inverno. Simbologia che ricorda così, attraverso l’allegoria offerta dal sole, che peraltro entra nel segno zodiacale del cancro, l’illuminazione che è possibile acquisire (l’albedo cara agli alchimisti) dopo aver iniziato l’introspezione in se stessi (mediante la nigredo).
SOLSTIZI D’ESTATE E D’INVERNO
Altrettanto numerose sono, nelle varie declinazioni della tradizione, le allegorie analoghe. Ad esempio i divini gemelli, gli Ashvin (i cavalieri), citati nei Veda che volano in cielo con un carro, al sorgere e al tramontare del sole. Lo stesso dicasi anche per i Dioscuri, i gemelli, a noi meglio noti, della mitologia greco-romana, accompagnati anch’essi da un cavallo come i cavalieri di vedica memoria.
Il solstizio, riferito al significato più profondo, è un evento astronomico che sottintende la possibilità di ottenere una rinascita dopo la morte simbolica, che può essere considerato un momento temporale che può aiutare trovare la luce interiore. Una opportunità per avvicinare gli aspetti più profondi della nostra natura, di volgerci quindi verso il nostro interno e creare lo spazio utile a favorire il sorgere del nostro sole spirituale.
Come tutti gli antichi messaggi tradizionali, il solstizio è un’incredibile strumento utile per l’ottenimento della “gnosi” (conoscenza diretta o rivelazione) e per la riscoperta della nostra intrinseca natura divina, al di fuori dai condizionamenti che riceviamo dall’attuale contesto sociale ed antropologico, che sembra soprattutto asservire l’essere umano a un sistema non più al servizio dello stesso, contribuendo in tal modo a rendere l’uomo sempre più inconsapevole e incapace di sentire il fluire del tempo e degli eventi, compresi quelli solstiziali.
Augusto Vasselli
(Dal sito web del Nuovo Giornale Nazionale, 25 Giugno 2022)

Nel ricordo del fratello  Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura, passato all’Oriente Eterno il 14 giugno 1968  

Nel ricordo del fratello  Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura, passato all’Oriente Eterno il 14 giugno 1968  

L’11 aprile del 1968 al Circolo De Amicis di Milano, Quasimodo pronunciò un discorso, in seguito all’assassinio di Martin Luther King, che oltre a commemorarne la figura comprendeva un’attenta e approfondita disamina del fenomeno del razzismo. 

“Sappiamo che alla base del razzismo c’è un complesso di ragioni finanziarie, il timore di chi possiede qualcosa davanti alla minaccia di vedersi «derubato» da altri uomini, insomma il verghiano attaccamento alla roba. Nel caso del razzismo americano o sudafricano i negri sono stati considerati la roba, oggetti che non dovevano avanzare richieste, contenti di ottenere pane e giaciglio. Ma oggi, un secolo dopo la guerra di secessione, il razzismo non è più solo una difesa economica convalidata dalle ideologie arretrate o dall’analfabetismo, è una corrente di odio, di paura, il seme della viltà e dell’isterismo che sfuggono alla volontà e all’intelligenza.”.           –  (nota del redattore DS)

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Il 14 giugno 1968, all’età di sessantasette anni, moriva a Napoli il fratello e poeta Premio Nobel per la Letteratura  Salvatore Quasimodo, che ha lasciato una traccia profonda nel panorama del‘900, con i suoi versi talvolta ermetici, ricchi di simboli e densi di appassionata riflessione sulla vita, sull’amore, sulla realtà. Era nato a  Modica, in provincia di Ragusa il 20 agosto 1901, che la sua famiglia lasció dopo il tremendo terremoto del 1908 la famiglia per trasferirsi a Messina dove il padre venne chiamato per riorganizzare la locale stazione. Nella città dello Stretto Quasimodo conseguí nel 1919 il diploma presso l’Istituto Tecnico Jaci e lasció la Sicilia con cui manterrà per tutta la vita un legame fortissimo, stabilendosi a Roma, dove scriveva versi e studiava latino e greco con monsignor Rampolla del Tindaro, in Vaticano. Il 31 marzo del 1922 venne  iniziato alla Massoneria nella Loggia Arnaldo da Brescia all’Oriente di Licata, alla quale era affiliato anche suo padre Gaetano.  Tre anni e mezzo più tardi, il 22 Novembre del 1925, le feroci persecuzioni fasciste contro la Massoneria ed in particolare contro il Grande Oriente d’Italia costrinsero il Gran Maestro Domizio Torrigiani ad emanare il decreto di scioglimento di tutte le Logge Massoniche. Nel 1926 Quasimodo venne assunto al Ministero dei Lavori Pubblici e assegnato al Genio Civile di Reggio Calabria. L’attività di geometra, per lui faticosa e del tutto estranea ai suoi interessi letterari, sembra però allontanarlo sempre più dalla poesia e, forse per la prima volta, pensó di dover considerare naufragate per sempre le proprie ambizioni poetiche. Tuttavia il riavvicinamento alla Sicilia, i contatti ripresi con gli amici messinesi della prima giovinezza e soprattutto il rinvigorirsi dell’amicizia con Salvatore Pugliatti, insigne giurista e fine intenditore di poesia, riaccesero la volontà sopita. Naque così nel contesto messinese il primo nucleo di “Acque e terre”. Nel 1929 si recó a Firenze dove il cognato Elio Vittorini lo introdusse nell’ambiente di “Solaria”, facendogli conoscere i suoi amici letterati: da Alessandro Bonsanti ad Arturo Loira, a Gianna Manzini ed Eugenio Montale, che intuirono presto le doti del giovane siciliano. Proprio per le edizioni di “Solaria” (che aveva pubblicato alcune liriche di Quasimodo) uscí nel 1930 “Acque e terre”, il primo libro della storia poetica di Quasimodo, accolto con entusiasmo dai critici.

Nel 1932 Quasimodo vince il premio dell’Antico Fattore, patrocinato dalla rivista e nello stesso anno, per le edizioni di “circoli”, esce “Oboe sommerso”. Nel 1934 si trasferisce a Milano, città che segnerà una svolta particolarmente significativa nella sua vita, non solo artistica. Accolto nel gruppo di “corrente” si ritrova al centro di una sorta di società letteraria, di cui fanno parte poeti, musicisti, pittori, scultori.

Nel 1936 pubblica con G. Scheiwiller “Erato e Apòllion” con cui si conclude la fase ermetica della sua poesia. Nel 1938 lascia il suo lavoro presso il Genio Civile e inizia l’attività editoriale come segretario di Cesare Zavattini, il quale più tardi lo farà entrare nella redazione del settimanale “Il Tempo”. Nel 1938 esce la prima importante raccolta antologica “Poesie”, con un saggio introduttivo di Oreste Macrì, che rimane tra i contributi fondamentali della critica quasimodiana. Il poeta intanto collabora alla principale rivista dell’ermetismo, la fiorentina “letteratura”.

Nel biennio 1939-40 Quasimodo mette a punto la traduzione dei Lirici greci che esce nel 1942 che, per il suo valore di originale opera creativa, sarà poi ripubblicata e riveduta più volte. Sempre nel 1942 esce “Ed è subito sera”.

Ed è subito sera - Salvatore Quasimodo - copertina
Salvatore Quasimodo – Ed è subito sera.

Nel 1941 gli viene concessa, per chiara fama, la cattedra di Letteratura Italiana presso il Conservatorio di musica “Giuseppe Verdi” di Milano. Quasimodo insegnerà fino all’anno della sua morte. Durante la guerra, nonostante mille difficoltà, Quasimodo continua a lavorare alacremente: mentre continua a scrivere versi, traduce parecchi Carmina di Catullo, parti dell’Odissea, Il fiore delle Georgiche, il Vangelo secondo Giovanni, Edipo re di Sofocle (lavori che vedranno la luce dopo la liberazione). Quasimodo porterà avanti questa attività di traduttore anche negli anni successivi, parallelamente alla propria produzione e con risultati eccezionali, grazie alla raffinata esperienza di scrittore. Tra le sue numerosissime traduzioni: Ruskin, Eschilo, Shakespeare, Molière, e ancora Cummings, Neruda, Aiken, Euripide, Eluard (quest’ultima uscita postuma). Nel 1947 esce la sua prima raccolta del dopoguerra, “Giorno dopo giorno”, libro che segna una svolta nella poesia di Quasimodo. La poesia di Quasimodo supera quasi sempre lo scoglio della retorica e si pone su un piano più alto rispetto all’omologa poesia europea di quegli anni; il poeta, sensibile al tempo storico che vive, accoglie temi sociali ed etici e di conseguenza varia il proprio stile. Nel 1949 esce “La vita non è un sogno”, ancora ispirato al clima resistenziale. Nel 1950 Quasimodo riceve il premio San Babila e nel 1953 l’Etna-Taormina insieme a Dylan Thomas. Nel 1954 esce “Il falso e vero verde”, un libro di crisi, con cui inizia una terza fase della poesia di Quasimodo, che rispecchia un mutato clima politico. Dalle tematiche prebelliche e postbelliche si passa a poco a poco a quelle del consumismo, della tecnologia, del neocapitalismo, tipiche di quella “civiltà dell’atomo” che il poeta denuncia mentre si ripiega su se stesso e muta ancora una volta la sua strumentazione poetica. Il linguaggio ridiventa complesso, più scabro e suscita perplessità in quanti vorrebbero il poeta sempre uguale a se stesso. Segue nel 1958 un’ antologia della Poesia italiana del dopoguerra; nello stesso anno compie un viaggio in URSS nel corso del quale venne colpito da infarto, cui segue una lunga degenza all’ospedale Botkin di Mosca.

Il 10 dicembre 1959, a Stoccolma, Salvatore Quasimodo riceve il premio Nobel per la Letteratura. Al Nobel seguirono moltissimi scritti e articoli sulla sua opera, con un ulteriore incremento delle traduzioni. Nel 1960 l’Università di Messina gli conferisce la laurea honoris causa oltre alla cittadinanza onoraria dallo stesso comune.

La sua ultima opera, “Dare e avere” è del 1966: si tratta di una raccolta che è un bilancio della propria vita, quasi un testamento spirituale (il poeta sarebbe morto appena due anni dopo). Nel 1967 è l’Università di Oxford a conferirgli la laurea honoris causa.

Colpito da ictus ad Amalfi, dove si trovava per presiedere un premio di poesia, Quasimodo muore il 14 giugno 1968, sull’auto che lo sta accompagnando a Napoli.

Le opere del Poeta Premio Nobel per la Letteratura sono tradotte in quaranta lingue e sono studiate in tutti i Paesi del mondo.

Leggi anche l’articolo pubblicato su Erasmo di luglio 2021 a firma di Marco Rocchi https://www.grandeoriente.it/magazine/erasmo-n-7-luglio-2021/

(Dal sito web del GOI. Segnalazione di Sergio Monticone, Primo Gran Sorvegliante)

Festa della Repubblica nel segno di Giuseppe Garibaldi che moriva il 2 giugno di 140 anni fa

Dal Gran Maestro Stefano Bisi gli auguri per la Festa della Repubblica nel segno di Giuseppe Garibaldi che moriva il 2 Giugno di 140 anni fa

Buona festa della Repubblica dal Gran Maestro Stefano Bisi nel segno di Giuseppe Garibaldi che moriva  il 2 Giugno di 140 anni fa a Caprera, dopo aver combattuto tutta la vita per la Libertà, l’ Uguaglianza e la Fratellanza di tutti cercando di unificare questa nostra Italia.

L’eroe dei due mondi, che era nato a Nizza nel 1807, fu iniziato nel 1844 a Montevideo in una loggia indipendente denominata “Asilo de la virtud” per passare di lí a poco nella officina “les Amis de la Patrie”, che operava nella capitale dell’Uruguay all’obbedienza del Grande Oriente di Francia. Nel 1850 Garibaldi frequentó a New York i lavori dei fratelli americani, e lo stesso fece a Londra, nel 1854.

Arrivato Palermo fu consacrato al grado di maestro massone e sempre nel capoluogo siciliano nel 1862 fu elevato dal quarto al trentatreesimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, assumendo la guida del Supremo Consiglio scozzesista palermitano.

Due anni più tardi, nel 1864 verrá eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la cui sede era stata trasferita da Torino a Firenze, e prezioso fu il suo “diretto intervento per attribuire alla massoneria unità e potere determinante nella vita del paese tra il 1864 ed il 1869″. Si dimise dalla carica alcuni mesi dopo per assumere il titolo di Gran Maestro Onorario.

(Dal sito web del GOI)

MAURIZIO VOLKHART. IN MEMORIAM – (1938-2022)

IL GRANDE ORIENTE D’ITALIA ABBRUNA I LABARI PER IL PASSAGGIO ALL’ORIENTE ETERNO DEL GRAN MAESTRO ONORARIO MAURIZIO VOLKHART 

IN MEMORIAM DI MAURIZIO VOLKHART (1938-2022)

di Maurizio Onoscuri

Ho conosciuto Maurizio Volkhart prima della mia iniziazione in Massoneria. Lui era co-rotariano del mio primario di allora, il prof. Orlando Orlandi, dove io ero assistente pneumologo neo-assunto dal 1981. Credo fosse l’anno 1983, anno in cui il mio primario organizzò un congresso medico e Maurizio, allora manager della Coca Cola di Sassi, funse da sponsor offrendo le bevande. Poi lo rividi altre volte, in particolare durante una conferenza del prof. Orlandi al Rotary sugli antichi ospedali di Torino, per il quale io curai la parte fotografica e la proiezione delle diapositive. Spesso lo incontravo in montagna, a Sauze d’Oulx, dove lui amava andare a sciare e parecchie volte abbiamo sciato insieme.

Maurizio Volkhart ha sempre avuto un carattere positivo, intraprendente, sempre attivo, propenso alle battute ma diretto e sincero, molto tollerante e con tendenza alla mediazione ma a volte focoso nel difendere le proprie opinioni. Il suo motto scherzoso era: “siamo nati per soffrire…il meno possibile” e, in effetti, sapeva vivere al meglio. Posso dire di averlo visto raramente di cattivo umore. Anche nei primi anni della nostra conoscenza non ha mai avuto atteggiamenti di superiorità verso chi, all’epoca (esisteva ancora la baronia), era solo un “peon” della medicina. Probabilmente questo derivava dal suo essere profondamente Massone nell’animo. Erano famosi i suoi aneddoti e racconti umoristici durante le agapi e le cene conviviali e il suo buon umore era contagioso. Alcuni Fratelli, quando andavano a Rimini per la Gran Loggia, si ritrovavano con Maurizio la sera tardi presso il suo albergo, dopo le cene, e dicevano “andiamo al dopo festival” per sentire da lui gli ultimi aneddoti.

Ci tengo a riportare qui una frase su Maurizio Volkhart tratta dal Testamento Massonico scritto dal Fr Leo La Rosa, dalla quale traspare l’affetto provato: “da giovane era un gran bel ragazzo (lo attesta comunque una foto di lui che possiedo), che carattere “fumantino” aveva da giovane, non avete idea!!! In ogni battaglia, anzi definiamola schermaglia, termine che meglio si addice a quei tempi, lui era sempre coinvolto ma si schierava sempre solo ed esclusivamente dalla parte del più debole”.

Maurizio nacque a Torino il 28 luglio 1938. Ottenuto il diploma in ragioneria entrò dapprima alla FIAT, allora azienda “mamma” di tutti i Torinesi. Successivamente ebbe il ruolo di dirigente presso la Coca Cola di Sassi. Dopo quel passaggio continuò a lavorare in aziende del settore della ristorazione collettiva, fu per anni presidente del CDA della Generale Ristorazione, azienda facente parte del gruppo Elah Dufour Novi, fino al suo pensionamento.

Il Fr.’. Volkhart fu iniziato il primo Ottobre del 1957 all’età di soli 19 anni presso la Loggia Toro n° 1 fondata nel 1955, all’Obbedienza della Serenissima Gran Loggia d’Italia.

Divenne Maestro con brevetto della Serenissima Gran Loggia datato 8 Dicembre 1964.

All’epoca della confluenza della Serenissima Gran Loggia d’Italia nel G.O.I. il Fr.’. Maurizio Volkhart ricopriva, in quell’Obbedienza, la carica di Gran Segretario e fu tra i Fratelli che perfezionarono l’operazione, prendendo contatti con il G.O.I. (settembre 1968) in accordo con il Serenissimo Gran Maestro Azeglio Dini. Era allora Gran Maestro del G.O.I. il Fr Giordano Gamberini. Il Fr Volkhart consegnò, il 10/9/1968, al Presidente del Collegio Circoscrizionale dei MMVV del Piemonte e Valle d’Aosta di allora, Fr Piero Sinchetto, una lettera di intenti della Serenissima Gran Loggia. Ne seguì un colloquio tra i Grandi Maestri delle due Obbedienze a Firenze il 5 ottobre 1968, presente, tra gli altri componenti le delegazioni, anche il Fratello Maurizio. La confluenza venne formalizzata definitivamente, con voto unanime, durante la seduta straordinaria di Gran Loggia della Serenissima tenutasi a Torino il 9 novembre 1968 portando nel G.O.I. un totale di 293 Fratelli da 5 regioni, dei quali 106 nel solo Piemonte con 10 Logge e 19 Fratelli transitati liberamente in Logge già esistenti nel G.O.I.

Dopo l’ingresso delle Logge torinesi appartenenti alla Serenissima Gran Loggia d’Italia nel G.O.I.1 (Acadoemia, Azeglio Dini, Liberty, Pedemontana, Risorgimento, Toro) al Fr Maurizio fu riconosciuto il Grado di Maestro con brevetto del G.O.I. del 13/12/1968 (peraltro i Gradi ottenuti sotto la Serenissima Gran Loggia furono riconosciuti a tutti i Fratelli transitati, essendo la Serenissima considerata, all’epoca, regolare presso il G.O.I.).

La R.L. Toro ottenne la bolla di (ri)fondazione dal G.O.I. datata 13/12/1968 con il nuovo numero distintivo 698. Nel maggio del 1971 il Fr Volkhart ottenne l’exeat dalla R.L. Toro e si trasferì nella R.L. Risorgimento 697 per rimanervi a piedilista fino al suo passaggio all’Oriente Eterno.

Della Loggia Risorgimento fu, negli anni a seguire, veramente il “dominus” ricoprendo l’incarico di Maestro Venerabile per ben 4 volte, dal 1973 al 76, dal 1979 al 1982, quindi dal 1983 al 1985 e infine dal 1989 al 1991.

L’anno successivo al suo ultimo venerabilato, nel 1992, fu eletto Presidente del Collegio Circoscrizionale dei MMVV del Piemonte e Valle d’Aosta. Erano trascorsi dieci anni dallo scandalo P2, eravamo però in quelli che l’attuale Gran Maestro Stefano Bisi ha definito il “Biennio nero 1992-93” nel suo recente libro, scritto dopo il successo legale ottenuto, con la condanna alle spese processuali di Cordova.

Anche la Casa Massonica di Torino ebbe le sue avventure in questo periodo, addirittura in anticipo rispetto a Roma: il 24 settembre del 1992 la Polizia Giudiziaria effettuò una perquisizione in Piazza Vittorio. In quell’occasione il Fratello Volkhart, in un impeto di fraterna generosità, cercò di difendere un Fratello in sonno ma da questo gesto sorse, all’interno della Circoscrizione, una polemica con toni accesi e riunioni di Collegio infuocate cui seguirono svariati veti incrociati. Da tutto ciò ne derivò che il Fr Maurizio dovette lasciare la Presidenza del Collegio Circoscrizionale dei MM.VV. del Piemonte e Valle d’Aosta e rimanere per un periodo fuori dai giochi.

Meno di un mese dopo, il 20 ottobre 1992, il procuratore di Palmi Cordova ordinava il sequestro dei dati al Vascello: il famoso “buco nell’acqua”, che però al momento produsse effetti nefasti nell’Istituzione con preoccupazioni non indifferenti da parte della maggioranza dei Fratelli, polemiche, assonnamenti, fino alla disperazione di decine e decine di Fratelli destinatari di avvisi di garanzia in tutta Italia, Piemonte compreso.

Ciliegina finale di quel periodo fu la fuga di Di Bernardo, Gran Maestro in carica, con tutto ciò che ne derivò.

Il Fratello Volkhart si dimostrò molto critico verso il transfuga, anche quando costui era ancora in carica, senza timore per le eventuali conseguenze. Infatti, in occasione e in risposta ad una intervista rilasciata da Di Bernardo a “La Repubblica”, prese una posizione decisamente critica e scrisse contro l’atteggiamento tiepido e pavido tenuto da colui che avrebbe dovuto difendere il G.O.I. Inoltre tentò, insieme al Fr Piero Sinchetto, di porre fine in anticipo alla Gran Maestranza di Di Bernardo, cosa della quale non ci fu poi bisogno per le ben note e tristi vicende.

Durante il secondo mandato del Gran Maestro Gustavo Raffi (2004-2009), il Fratello Maurizio, perfettamente reinserito nella Circoscrizione Piemonte e Valle d’Aosta del G.O.I., fu nominato Gran Maestro Onorario ad vitam, previa positiva votazione del Consiglio dell’Ordine, durante la Gran Loggia tenutasi a Rimini nel 2006. Ricoprì inoltre l’incarico di Gran Rappresentante della GLNF presso la nostra Istituzione.

Maurizio Volkhart entrò anche nel Rito Scozzese antico ed Accettato (prestò il giuramento di IV Grado il 3/9/1969) per arrivare fino al XXXIII Grado con brevetto numero 472 del 11 novembre 1987. Dal 6 settembre del 2013 era entrato a far parte del Ruolo d’Onore. Anche in questo Rito fu sempre molto attivo e presente, in particolare alle riunioni di Ispettorato Regionale.

Purtroppo, negli ultimi anni, il Fr Maurizio Volkhart è stato colpito da notevoli problemi di salute e, per questi motivi, è stato costretto ad uscire dalla vita attiva della Massoneria Piemontese e Italiana, lasciando un vuoto importante, non colmabile, in tutti noi.

Il suo posto preferito, ove sedeva sempre alle Riunioni del Collegio Circoscrizionale dei MMVV, all’Oriente, alla destra del Presidente, ora è vuoto… ma la sua memoria è ben presente in noi!

Maurizio Onoscuri

Ringrazio per la fattiva collaborazione i Fratelli:

Sergio Monticone Primo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia

Daniele Lanzavecchia Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Piemonte e Valle d’Aosta,

Mario Bruschi M.V. in carica della R.L. Risorgimento 697 all’Or di Torino,

Massimo Landi ex M.V. della R.L. Risorgimento 697 all’Or di Torino,

Gianluca La Rosa figlio del Fr Leo La Rosa della R.L. Monviso 688 all’Or di Asti

Tommaso Colaps a piedilista della R.L. Concordia-Pilocane 1162 all’Or di Torino fino a fine 2021, ora trasferitosi a Napoli alla R.L. Bovio Caracciolo 199. Per 30 anni dal 1989 al 2019 ha lavorato con Maurizio Volkhart..

Riferimenti bibliografici:

Stefano Bisi “Il biennio nero 1992-93 Massoneria e legalità trent’anni dopo” edizioni Perugia Libri, 2022

Gian Piero Pagella “Un Massone racconta” edizioni Università Popolare di Torino 2016.

Pubblicazione curata da Massimo Landi con il contributo di Autori Vari “La rispettabile Loggia Risorgimento n° 697 all’Oriente di Torino, dalla sua costituzione al nuovo millennio: quarant’anni di storia” Torino 2001

Testamento Massonico del Fratello Leo La Rosa letto dal figlio, Fr Gianluca, nel corso della tornata funebre tenuta il 22 Marzo 2016 dalla R.L. Monviso n. 688 all’Ordi Asti

1 Oltre a quelle Torinesi citate altre 4 Logge Piemontesi facenti parte della Serenissima Gran loggia d’Italia confluirono nel G.O.I.: la Monviso all’Or:. di Asti, la Mucrone all’Or:. di Biella, l’Acaja all’Or:. di Pinerolo e la Rosmini all’Or:. di Stresa. Con la stessa operazione si trasferirono anche 2 Logge della Lombardia (Carlo Cattaneo e Prealpina), la Lord Byron all’Oriente di La Spezia, 3 della Toscana (Giosuè Carducci, Azeglio Dini, Etruria), la R:.L:. Urbe all’Oriente di Roma.

Gran Loggia 2022  Presentazione libri: “Segreti massonici italiani. Giardini e luoghi d’ispirazione esoterica”

Gran Loggia 2022  Presentazione libri:

Segreti massonici italiani. Giardini e luoghi d’ispirazione esoterica”, un viaggio attraverso un misterioso percorso.

 

Segreti massonici italiani

Giardini, simboli e luoghi d’ispirazione esoterica

A cura di Giovanni Greco e Marco Rocchi
Edizioni Mimesis
Collana: 
Il flauto magico
2022, 414 pp.
ISBN: 9788857586564

Sinossi

Giardini, simboli e luoghi di ispirazione per testimoniare un percorso lasciato in eredità ai posteri. Ma non si pensi che questa tendenza riguardi solo il passato: da sempre i Liberi Muratori accompagnano il loro orgoglio di appartenenza al desiderio di lasciare tracce dietro di sé. Lo hanno fatto pittori, scultori, architetti, così come anche letterati, musicisti e poeti. Lo hanno fatto e – lo diciamo con cognizione di causa – continuano a farlo. Certo, alcune tracce col tempo si perdono perché superfetazioni e restauri, a volte inconsapevoli e a volte malandrini, le occultano. Altre restano, col loro linguaggio fatto di simboli, in grado di parlare a chi ha la volontà e il desiderio di continuare a interrogarli.

Saggi di:

Silvio Balloni

Giuseppe Bellei Mussini

Lorenzo Bellei Mussini

Sergio Bellezza

Carla Benocci

Claudio Bonvecchio

Paolo Calzoni

Pietro Dalle Nogare

Angelo Di Rosa

Gabriele Duma

Gianmichele Galassi

Giancarlo Germanà Bozza

Giovanni Greco

Velia Iacovino

Lorenzo Lombardi

Fabio Martelli

Gian Mario Mollar

Massimo Nardini

Gilberto Pisu

Eusebio M. Roberto

Marco Rocchi

Flaviano Scorticati

Dario Seglie

CONFEDERAZIONE MASSONICA INTERAMERICANA (CMI) CARTA DE LIMA

CONFEDERAZIONE MASSONICA INTERAMERICANA (CMI)

CARTA DI LIMA

Lima, Perù, 26 Marzo 2022

Una geografia dolce di vasta pianura segna la frontiera tra l’Ucraina e la Russia. Russi e Ucraini sono popoli fraterni con lingue simili e secoli di storia in comune. Ma ancora una volta la lama della falce cala sulla vecchia Europa per cui ogni centimetro di frontiera è una cicatrice mal cucita. Sangue, vite distrutte, rifugiati. Le scaramucce iniziate nel Donbas non si poteva immaginare che arrivassero a Kiev. Una nuova guerra, una ingerenza ingiustificabile, inaccettabile.

La Confederazione Massonica Interamericana (CMI) rappresentata da 94 Grandi Potenze Massoniche di 27 Paesi e 560.000 membri è una Fraternità di Nazioni che promuove la tolleranza e che non può restare indifferente davanti al fallimento e alla tragedia umanitaria che è la guerra.

I suoi postulati esprimono chiaramente il suo spitito universalista e umanitario per il miglioramento morale dell’umanità basato sul rispetto della personalità umana.

La sua permanente ricerca della giustizia, della pace e della fraternità universale si estende a uomini e nazioni senza distinzioni di gruppo etnico, nazionalità o credo.

Nella sua lettera di ringraziamento per l’appoggio ricevuto, il Gran Maestro della Gran Loggia dell’Ucraina, il rispettabilissimo Fratello Anatoly Dimchuk, con la catena della Fraternità Universale, descrive questa esperienza come “il momento della lotta tra il bene ed il male, la libertà e la schiavitù, la luce e l’oscurità”. Così come gradisce l’asilo alle famiglie, l’aiuto umanitario sotto forma di medicine, generi alimentari, vestiti, combustibili, ma sommamente “l’appoggio spirituale, da tutte le parti, di quello che lui chiama “ la Fraternità della Luce”.

La luce, in maniera tangibile e intangibile, ci ha insegnato, lungo la storia, il potere dello spirito umano.

Così come accendiamo le candele per celebrare la luce sull’oscurità nelle nostre riunioni, in questi giorni così oscuri, la Confederazione Massonica Interamericana esprime il suo più forte dissenso verso tutti gli atti di violenza come mezzo fondamentale per risolvere le dispute. E’ inerente ad ogni ricerca della giustizia e della pace il riconoscimento pieno del diritto dei popoli alla loro autodeterminazione e indipendenza, liberi da ogni ingerenza e la validità di soluzioni pacifiche in controversie di conflitti, consacrata nei principi contenuti nella Carta di San Francisco delle Nazioni Unite.

(Seguono le firme di tutti i Grandi Rappresentanti presenti alla Riunione di Lima, Perù) 

Trad. dal portoghese: Dario Seglie, Direttore CDI

 

Carta de Lima, Perù, 26 Marzo 2022 – Contro la guerra della Russia in Ucraina . (Courtesy by Nestor Hernandez, Argentina)

(Red. DS)