Tutti gli articoli di Dario Seglie

Presidente del CDI - Centro di Documentazione Ipotenusa Direttore Scientifico della Rivista " L'Ipotenusa"

Inaugurata la nuova Casa Massonica di Bologna.

Inaugurata la nuova Casa Massonica di Bologna. Una perla nel cuore della cittá

«Ci troviamo qui – insieme e così numerosi – perché ci crediamo». Con queste parole, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, fratello Stefano Bisi, ha accolto gli oltre duecento fratelli convenuti nella nuova Casa Massonica di Bologna, inaugurata il 21 luglio, insieme al gran maestro aggiunto Antonio Seminario, il primo gran sorvegliante Sergio Monticone, il secondo gran sorvegliante Marco Vignoni, il gran tesoriere Giuseppe Trumbatore, il presidente dei grandi architetti revisori Fabio Federico. Dopo Pescara, Cosenza, Udine, Taranto, un nuovo tesoro entra nel patrimonio della Fondazione del Grande Oriente d’Italia con l’intento di creare, nel capoluogo emiliano, un luogo che sia Casa di tutti i fratelli.  «Sapete cosa stiamo dimostrando questa sera?», domanda un maestro venerabile di Bologna ad un gruppo di apprendisti nella sempre apprezzata fase dei festeggiamenti. La domanda è retorica. «Noi siamo come le dita di una mano. Quando ci serriamo a pugno emerge il nostro valore». Un acuto riassunto che sintetizza l’entusiasmo del consesso dei tredici Maestri Venerabili di Bologna guidati dal presidente dell’Oriente Nino Bonura. (MMC)

Il nuovo gioiello del nostro tesoro si trova in Strada Maggiore, 51, a Palazzo Angelelli, in pieno centro storico, lì dove la Via Emilia diventa l’antica Strata Maior, che qualche anziano fratello bolognese ancora chiama in dialetto Stra Mażåur. Seicento metri quadrati, tre templi, una cucina e uffici incastonati in un palazzo eretto dalla famiglia Guidotti nel 1537. All’interno si conserva una rara cavallerizza, progettata da Antonio Francesco Ambrosi, e adibita poco dopo a teatro nel 1710. Nel primo cortile, sopra il pozzo composto da marmi rinascimentali, si trova una statua in terracotta di Tizio con l’avvoltoio di G. B. Bolognini (1736 c.); nel secondo cortile, dello stesso autore, ritratto in terracotta di A. M. Angelelli. All’interno, affreschi di D. Pedrini e una sala con stucchi settecenteschi attribuibili a G. B. Bolognini. Un museo, insomma. Una madia in legno dipinto troneggia all’ingresso. Di fronte, cassapanca in legno massello con profili modanati a volute. Dipinta di marrone a pannelli mistilinei, volute, fogliami e conchiglie e stemma con insegne dei Fava Simonetti. All’entrata, un ritratto a figura intera di gentiluomo in nero, cornice sottile modananta, con gola interna in verde acqua e profili dorati accoglie i visitatori.

Tra le oltre trenta opere d’arte presenti, trionfano le sedie del ‘600 in noce con montanti che terminano a foglia di acanto, vasi in marmo chiaro, statue e un grande camino in pietra con montanti a colonna scolpiti con mascheroni, frutta e animali, terminanti con capitelli. Davvero il tempio della Bellezza per lavorare in serenità e armonia.

(Dal sito web del GOI)

20 LUGLIO 1969 – L’UOMO SULLA LUNA.

 

IL FRATELLO BUZZ ALDRIN – Primo Massone che ha camminato sulla superficie della Luna, 1969.

The Supreme Council, 33, Giurisdizione Madre del Mondo del RSAA – Conquista della Luna, 1969. Il Fratello Buzz Aldrin, 33, astronauta sulla Luna.                                                                               

 

Buzz Aldrin, pseudonimo di Edwin Eugene Aldrin, Jr (Montclair, 20 gennaio 1930), è un astronauta, aviatore e ingegnere statunitense, noto soprattutto per essere stato il secondo uomo ad aver calpestato il suolo lunare, nell’ambito della missione Apollo 11, insieme al comandante Neil Armstrong.
Aldrin si laureò presso la United States Military Academy nel 1951 in ingegneria meccanica. Venne arruolato nell’aeronautica militare statunitense e prestò servizio come pilota di jet da combattimento durante la guerra di Corea. Partecipò a 66 missioni di combattimento e abbatté due velivoli MiG-15.
Dopo aver conseguito un dottorato in astronautica presso il Massachusetts Institute of Technology, Aldrin venne selezionato come membro del terzo gruppo di astronauti della NASA, divenendo il primo astronauta con un dottorato. La sua tesi di dottorato, Line-of-Sight Guidance Techniques for Manned Orbital Rendezvous, gli procurò il soprannome di “Dr. Rendezvous” da parte degli altri astronauti. Il suo primo volo spaziale fu nel 1966 nella missione Gemini 12 durante il quale trascorse più di cinque ore in attività extraveicolare. Tre anni dopo, Aldrin mise piede sulla Luna, alle 03:15:16 del 21 luglio 1969 (UTC), 19 minuti dopo che Armstrong aveva toccato la superficie, mentre il pilota del Modulo di Comando Michael  Collins rimaneva in orbita lunare.
Dopo aver lasciato la NASA nel 1971, divenne comandante della U.S. Air Force Test Pilot School. L’anno seguente si ritirò dall’Aeronautica militare, dopo 21 anni di servizio. Le sue autobiografie Return to Earth, (1973) e Magnificent Desolation (2009), raccontano le sue battaglie con la depressione clinica e l’alcolismo negli anni dopo aver lasciato la NASA. In seguito continuò a sostenere l’esplorazione spaziale, in particolare una missione umana su Marte e sviluppò il Cycler Aldrin, una speciale traiettoria per le navette spaziali che rendeva possibile raggiungere il pianeta rosso utilizzando meno tempo e meno propellente. Nella sua carriera ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la Presidential Medal of Freedom nel 1969 ed è elencato in diverse Hall of Fame.

Bro. Buzz Aldrin

RESTAURO DEL MONUMENTO DI GARIBALDI AL GIANICOLO, ROMA

Finalmente al via i lavori di restauro del Monumento di Garibaldi al Gianicolo

I danni del fulmine al Monumento di Garibaldi al Gianicolo, osservati dai Vigili del Fuoco
Sono finalmente iniziati i lavori di consolidamento e messa in sicurezza del Monumento di Garibaldi al Gianicolo, che la mattina del 7 settembre 2018 era stato colpito da un fulmine e pesantemente danneggiato. Lo ha annunciato il Campidoglio precisando che la direzione del cantiere è stata affidata ai tecnici della Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali e  che si prevede che l’intervento abbia una durata di180 giorni. La notizia è stata accolta con forte soddisfazione dal Grande Oriente d’Italia e dal Gran Maestro Stefano Bisi, che fin da subito si era mobilitato, annunciando persino la disponibilità dell’istituzione a contribuire al  recupero dell’opera, realizzata dall’artista libero muratore Emilio Gallori. Garibaldi non solo è uno dei padri piú nobili del Risorgimento italiano, di cui quest’anno ricorre il 140esimo anniversario della morte avvenuta il 2 giugno 1882 a Caprera.
Ma anche una figura di primo piano per il Goi. Un simbolo alto della sua storia, al quale la Comunione rende tradizionalmente omaggio durante le celebrazioni del XX Settembre. L’eroe dei due mondi è stato il Primo Massone d’Italia, titolo che gli venne attribuito nel 1861, e Gran Maestro del Grande Oriente, che lo elesse alla propria guida il 24 maggio 1864. Il progetto di restauro messo a punto dal Comune di Roma ed elaborato in due fasi, è stato preceduto, riferisce il Campidoglio, da una accurata campagna di indagini storico-archivistiche, geognostiche, geomorfologiche, strutturali e ambientali, finalizzate ad accertare cause e conseguenze dei fulmini che hanno danneggiato il monumento nel 1944, nel 1971 e da ultimo nel 2018, e a mettere a punto un efficace sistema di protezione dell’opera da nuovi possibili analoghi eventi metereologici. Gli obiettivi sono quelli di consolidare il nucleo murario interno del basamento, di riassemblare i blocchi dissestati dal fulmine nell’angolo nord-ovest della parte alta del basamento e ricomporre e riposizionare sul prospetto ovest la lastra in granito col bassorilievo raffigurante il leone, spezzata in due parti e violentemente distaccata dalla scarica atmosferica.
Con l’occasione sarà anche revisionato lo stato di conservazione delle superfici lapidee e bronzee della statua equestre e dei gruppi scultorei, dopo il restauro eseguito nel 2011 in occasione delle celebrazioni del 150esimo dell’Unità d’Italia e sarà effettuata la manutenzione dell’opera, con pulitura, stuccatura e protezione delle superfici, in modo da prolungare e preservare nel tempo gli effetti benefici del precedente restauro. Al termine è prevista l’installazione di un dispositivo di protezione del monumento dalle scariche atmosferiche, basato sui principi della gabbia di Faraday, messo a punto sulla base di acquisizioni scientifiche e verifiche tecnico-analitiche.
Collocata sul punto più alto del colle di Roma, l’imponente statua in bronzo firmata da Gallori, venne  realizzata nella Fonderia Galli e inaugurata nel 1895.  Poggia su un piedistallo in marmo, ai lati del quale sono scolpite le figure allegoriche dell’Europa e dell’America, oltre ai bassorilievi che rievocano lo sbarco a Marsala, la resistenza di Boiada, la difesa di Roma e il gruppo della libertà. Sui gradini a destra del basamento Ettore Ferrari,  Gran Maestro del Grande Oriente e autore del monumento a Giordano Bruno in Campo de’ Fiori,  aveva creato una corona, per ricordare che Garibaldi era stato il primo Gran Maestro della Massoneria italiana. Corona, che durante il fascismo venne sostituita con simboli del regime , e solo nel 1943  riposizionata, anche se non più l’originale. Nella prima versione della statua Garibaldi  aveva la testa rivolta verso il Vaticano, ma poi venne riorientata verso il Gianicolo e in questa nuova posizione solo il cavallo guarda il cupolone.
(Dal sito web del GOI)

Omaggio a Goffredo Mameli nell’anniversario della morte il 6 luglio del 1849

Omaggio a Goffredo Mameli nell’anniversario della morte il 6 Luglio del 1849

Busto di Goffredo Mameli al Gianicolo

Goffredo Mameli non è semplicemente un eroe nazionale. Egli rappresenta in realtà un simbolo esemplare dell’amor di Patria, cantato fino all’altrui anima, praticato fino alla propria morte. È per onorarne la memoria che anche quest’anno la loggia n. 169 all’Oriente di Roma che dal 1893 porta il suo nome ha visitato il sepolcro che accoglie le spoglie del grande italiano, autore dell’Inno Nazionale “Fratelli d’Italia”.

Nel pomeriggio del 6 luglio, a 173 anni dalla morte, una rappresentanza dell’antica officina, guidata dal Maestro Venerabile ed accompagnata dal responsabile del Mausoleo per la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ha deposto un cuscino tricolore sulla tomba del giovane martire del Risorgimento ed ha dedicato a lui un momento di raccoglimento.

La terra del Gianicolo, che ha in passato accolto il sangue di tante donne e uomini che hanno combattuto per la causa dell’Italia Unita,  conserva le spoglie mortali e la potente memoria di Goffredo Mameli a simboleggiare il legame indissolubile tra quella missione eroica e poetica che fu il Risorgimento italiano ed uno dei suoi protagonisti più emblematici.

13 Luglio 2022

(Dal sito web del GOI)

IL 2 LUGLIO 2022 – INAUGURATA A COSENZA LA NUOVA CASA MASSONICA

Il 2 luglio 2022 inaugurata a Cosenza la nuova Casa Massonica. Alla cerimonia, con la presenza del Gran Maestro Stefano Bisi, hanno partecipato oltre 400 persone. “Una grande opera che arricchisce la cittá”

 

 

Cerimonia di inaugurazione sabato 2 luglio a Cosenza della nuova Casa Massonica del Grande Oriente d’Italia, sede tra le piú prestigiose della Comunione. Al taglio del nastro da parte del Gran Maestro Stefano Bisi erano presenti oltre 400 persone. Non solo fratelli arrivati dai diversi Orienti d’Italia ed alti esponenti del Goi, come il Gran Maestro aggiunto Antonio Seminario, i Gran Maestri onorari Ugo Bellantoni e Tonino Perfetti, ma anche numerosi rappresentanti delle istituzioni tra cui la Presidente della Provincia  Rosaria Succurro, gli onorevoli Franco Iacucci e Pierluigi Caputo, vice presidenti del Consiglio regionale della Calabria, l’assessore Pino Munno del Comune di Rende e  altre autoritá locali.

“Due operai stanno ammucchiando mattoni lungo una strada. Passa un viandante che s’informa sulla natura del loro lavoro. Uno modestamente risponde: ‘Sto ammucchiando mattoni’. L’altro esclama: ‘Innalzo una cattedrale”. E’ l’aneddoto raccontato nel 1959 in Parlamento da Pietro Nenni che il Gran Maestro ha citato nel suo intervento per spiegare la dedizione e l’impegno che caratterizza in ogni momento il lavoro del libero muratore, fuori e dentro le officine, e per sottolineare la dedizione e l’impegno profusi dai fratelli che hanno contribuito alla realizzazione della splendida sede del Goi cosentina. “Tutto é stato fatto a regola d’arte e con la coscienza di partecipare a qualcosa di piú grande”, ha rimarcato Bisi. “E’ un’opera che arricchisce la cittá”, ha aggiunto , ringraziando per primo il Gma Seminario, che ha seguito minuto per minuto i lavori insieme al Secondo Sorvegliante Marco Vignoni. Il suo pensiero poi é andato con commozione ai fratelli calabresi che non ci sono piú, come il Gmo Ernesto D’Ippolito, come Tonino Salituro ed Ettore Loizzo, che fu Gran Maestro Aggiunto ma soprattutto fu reggente in un momento particolarmente doloroso per il Grande Oriente. “Se oggi siamo qui -ha proseguito- lo dobbiamo al sacrificio, al coraggio e alla forza dimostrata da questi liberi muratori in tempi difficili. Provo un senso di gratitudine ¬ha infine concluso- per voi tutti fratelli cosentini, per il vostro sostegno che non è mai mancato”.

.

(Dal sito web del GOI)

30 Giugno 1849; L’ultima battaglia della Repubblica Romana

30 Giugno 1849; L’ultima battaglia della Repubblica Romana

Il 30 Giugno del 1849 sul Gianicolo si combatte l’ultima battaglia della storia della Repubblica Romana. Si contano 3.000 italiani fra morti e feriti e cadono circa 2.000 francesi. Luciano Manara si immola nella difesa di Villa Spada. E si combattè anche a Villa del Vascello, attuale sede del Grande Oriente d’Italia. L’Assemblea Costituente il primo luglio approva il documento con il quale “cessa da una difesa ritenuta impossibile”..  Lo stesso giorno Giuseppe Garibaldi, in piazza San Pietro, pronuncia lo storico discorso: “io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero, venga con me … non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà”. Alle 18.00, in piazza San Giovanni, lo attendono circa 4.000 uomini armati, con cui lascia la città. E’ la fine di un sogno, che ebbe breve durata ma per il quale si immolarono tantissimi giovani arrivati da ogni parte d’Italia. Emblematica la figura di Goffredo Mameli tenente della Legione garibaldina, autore dell’Inno d’Italia, che morì per una ferita alla gamba a soli 22 anni.

Proclamazione della Repubblica Romana – 1849

La Repubblica Roma, proclamata il 9 febbraio del 1949 e caduta il 4 luglio successivo, fu comunque uno straordinario laboratorio di idee e di modernità. E la sua Carta fondamentale, che rimase in vigore per un solo giorno, quello della sua approvazione avvenuta durante la tregua del 3 luglio, fu un modello di riferimento per i padri costituenti, chiamati a scrivere nel 1946 la Costituzione della Repubblica italiana appena nata. Composta da solo 69 articoli, stabiliva che la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso i suoi rappresentanti, riconosceva alle donne il diritto di voto,  aboliva la pena di morte (cancellata nel 1889 dal ministro della giustizia massone Giuseppe Zanardelli e che il fascismo ripristinò),  sanciva il diritto all’istruzione, alla salute e al lavoro per tutti. Prevedeva la forma repubblicana dello stato e la separazione dei poteri tra chiesa e stato.

(Dal sito web del GOI)

SOLSTIZIO D’ESTATE

Roma. Pantheon, cupola con l’oculum.

SOLSTIZIO D’ESTATE

di Augusto Vasselli

Il solstizio, dal latino solstitium, a sua volta derivato da sol (sole) e stat (stat, fermo, fermato), è l’evento astronomico che si verifica allorquando il sole, mostra nel suo corso apparente, visto dalla terra, la sua maggiore distanza angolare, rispetto all’emisfero celeste, in rapporto con il piano dell’equatore, fenomeno da cui discende la durata massima e minima del giorno, ove il sole sembra appunto fermarsi.
Ogni anno si verificano due solstizi, quello d’estate (più sovente il 20 o il 21 giugno, come quest’anno 2022 ) e quello d’inverno (in prevalenza il 21 o il 22 dicembre), nei quali si hanno rispettivamente il giorno più lungo e quello più breve, se ci si riferisce al nostro emisfero, quello settentrionale (ovviamente nell’emisfero meridionale il sostizio d’inverno si ha a giugno e quello d’estate a dicembre).
Tali eventi hanno da sempre colpito gli esseri umani e originato una serie di celebrazioni, risalenti ai primordi della storia dell’uomo, che non si riferiscono soltanto alle variazioni che caratterizzano i vari momenti dell’anno, contraddistinti dalle stagioni, ma anche a qualcosa di più profondo, riferito all’essere umano stesso.
Già nella preistoria, nel paleolitico, secondo alcuni studiosi, tra cui il ricercatore tedesco Michael Rappenglueck e la l’archeoastronoma francese Chantal Jègues Wolkiewiez, la quale attraverso i suoi studi sottolinea che gli ingressi di talune caverne, contenenti numerose immagini anche di natura astronomica, sono orientati secondo i solstizi e gli equinozi, appare evidente l’attenzione e l’interesse delle popolazioni preistoriche riguardo tali eventi.
Eventi, che attestano come il ciclo annuale del sole abbia sempre affascinato gli essere umani, come anche testimoniato nell’opera, ritenuta risalente al neolitico, quale il tempio megalitico di Stonehenge, nel Wiltshire, in Gran Bretagna e quelli di Newgrange e Knowth, presenti in Irlanda. Come pure in molti luoghi dedicati al sacro, come ad esempio in quella di Bari dedicata a San Sabino, nella quale, il 21 giugno di ogni anno, il sole illumina perfettamente il centro della cattedrale stessa.
Numerose sono e sono state le modalità celebrative dei solstizi, tra le tante, forse più nota, è quella trasmessa, nel mondo classico, attraverso la ritualità e la simbologia proprie dei misteri mitriaci. Mithra, la divinità che uccide il toro, con a fianco i dadofori (portatori di fiaccola), Cautes, che tiene la fiaccola verso l’alto, ricordando in tal modo il solstizio d’estate, e Cautopates che invece la tiene verso il basso, allegoria riferita evidentemente al solstizio d’Inverno. Simbologia che ricorda così, attraverso l’allegoria offerta dal sole, che peraltro entra nel segno zodiacale del cancro, l’illuminazione che è possibile acquisire (l’albedo cara agli alchimisti) dopo aver iniziato l’introspezione in se stessi (mediante la nigredo).
SOLSTIZI D’ESTATE E D’INVERNO
Altrettanto numerose sono, nelle varie declinazioni della tradizione, le allegorie analoghe. Ad esempio i divini gemelli, gli Ashvin (i cavalieri), citati nei Veda che volano in cielo con un carro, al sorgere e al tramontare del sole. Lo stesso dicasi anche per i Dioscuri, i gemelli, a noi meglio noti, della mitologia greco-romana, accompagnati anch’essi da un cavallo come i cavalieri di vedica memoria.
Il solstizio, riferito al significato più profondo, è un evento astronomico che sottintende la possibilità di ottenere una rinascita dopo la morte simbolica, che può essere considerato un momento temporale che può aiutare trovare la luce interiore. Una opportunità per avvicinare gli aspetti più profondi della nostra natura, di volgerci quindi verso il nostro interno e creare lo spazio utile a favorire il sorgere del nostro sole spirituale.
Come tutti gli antichi messaggi tradizionali, il solstizio è un’incredibile strumento utile per l’ottenimento della “gnosi” (conoscenza diretta o rivelazione) e per la riscoperta della nostra intrinseca natura divina, al di fuori dai condizionamenti che riceviamo dall’attuale contesto sociale ed antropologico, che sembra soprattutto asservire l’essere umano a un sistema non più al servizio dello stesso, contribuendo in tal modo a rendere l’uomo sempre più inconsapevole e incapace di sentire il fluire del tempo e degli eventi, compresi quelli solstiziali.
Augusto Vasselli
(Dal sito web del Nuovo Giornale Nazionale, 25 Giugno 2022)

Nel ricordo del fratello  Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura, passato all’Oriente Eterno il 14 giugno 1968  

Nel ricordo del fratello  Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura, passato all’Oriente Eterno il 14 giugno 1968  

L’11 aprile del 1968 al Circolo De Amicis di Milano, Quasimodo pronunciò un discorso, in seguito all’assassinio di Martin Luther King, che oltre a commemorarne la figura comprendeva un’attenta e approfondita disamina del fenomeno del razzismo. 

“Sappiamo che alla base del razzismo c’è un complesso di ragioni finanziarie, il timore di chi possiede qualcosa davanti alla minaccia di vedersi «derubato» da altri uomini, insomma il verghiano attaccamento alla roba. Nel caso del razzismo americano o sudafricano i negri sono stati considerati la roba, oggetti che non dovevano avanzare richieste, contenti di ottenere pane e giaciglio. Ma oggi, un secolo dopo la guerra di secessione, il razzismo non è più solo una difesa economica convalidata dalle ideologie arretrate o dall’analfabetismo, è una corrente di odio, di paura, il seme della viltà e dell’isterismo che sfuggono alla volontà e all’intelligenza.”.           –  (nota del redattore DS)

==========================

Il 14 giugno 1968, all’età di sessantasette anni, moriva a Napoli il fratello e poeta Premio Nobel per la Letteratura  Salvatore Quasimodo, che ha lasciato una traccia profonda nel panorama del‘900, con i suoi versi talvolta ermetici, ricchi di simboli e densi di appassionata riflessione sulla vita, sull’amore, sulla realtà. Era nato a  Modica, in provincia di Ragusa il 20 agosto 1901, che la sua famiglia lasció dopo il tremendo terremoto del 1908 la famiglia per trasferirsi a Messina dove il padre venne chiamato per riorganizzare la locale stazione. Nella città dello Stretto Quasimodo conseguí nel 1919 il diploma presso l’Istituto Tecnico Jaci e lasció la Sicilia con cui manterrà per tutta la vita un legame fortissimo, stabilendosi a Roma, dove scriveva versi e studiava latino e greco con monsignor Rampolla del Tindaro, in Vaticano. Il 31 marzo del 1922 venne  iniziato alla Massoneria nella Loggia Arnaldo da Brescia all’Oriente di Licata, alla quale era affiliato anche suo padre Gaetano.  Tre anni e mezzo più tardi, il 22 Novembre del 1925, le feroci persecuzioni fasciste contro la Massoneria ed in particolare contro il Grande Oriente d’Italia costrinsero il Gran Maestro Domizio Torrigiani ad emanare il decreto di scioglimento di tutte le Logge Massoniche. Nel 1926 Quasimodo venne assunto al Ministero dei Lavori Pubblici e assegnato al Genio Civile di Reggio Calabria. L’attività di geometra, per lui faticosa e del tutto estranea ai suoi interessi letterari, sembra però allontanarlo sempre più dalla poesia e, forse per la prima volta, pensó di dover considerare naufragate per sempre le proprie ambizioni poetiche. Tuttavia il riavvicinamento alla Sicilia, i contatti ripresi con gli amici messinesi della prima giovinezza e soprattutto il rinvigorirsi dell’amicizia con Salvatore Pugliatti, insigne giurista e fine intenditore di poesia, riaccesero la volontà sopita. Naque così nel contesto messinese il primo nucleo di “Acque e terre”. Nel 1929 si recó a Firenze dove il cognato Elio Vittorini lo introdusse nell’ambiente di “Solaria”, facendogli conoscere i suoi amici letterati: da Alessandro Bonsanti ad Arturo Loira, a Gianna Manzini ed Eugenio Montale, che intuirono presto le doti del giovane siciliano. Proprio per le edizioni di “Solaria” (che aveva pubblicato alcune liriche di Quasimodo) uscí nel 1930 “Acque e terre”, il primo libro della storia poetica di Quasimodo, accolto con entusiasmo dai critici.

Nel 1932 Quasimodo vince il premio dell’Antico Fattore, patrocinato dalla rivista e nello stesso anno, per le edizioni di “circoli”, esce “Oboe sommerso”. Nel 1934 si trasferisce a Milano, città che segnerà una svolta particolarmente significativa nella sua vita, non solo artistica. Accolto nel gruppo di “corrente” si ritrova al centro di una sorta di società letteraria, di cui fanno parte poeti, musicisti, pittori, scultori.

Nel 1936 pubblica con G. Scheiwiller “Erato e Apòllion” con cui si conclude la fase ermetica della sua poesia. Nel 1938 lascia il suo lavoro presso il Genio Civile e inizia l’attività editoriale come segretario di Cesare Zavattini, il quale più tardi lo farà entrare nella redazione del settimanale “Il Tempo”. Nel 1938 esce la prima importante raccolta antologica “Poesie”, con un saggio introduttivo di Oreste Macrì, che rimane tra i contributi fondamentali della critica quasimodiana. Il poeta intanto collabora alla principale rivista dell’ermetismo, la fiorentina “letteratura”.

Nel biennio 1939-40 Quasimodo mette a punto la traduzione dei Lirici greci che esce nel 1942 che, per il suo valore di originale opera creativa, sarà poi ripubblicata e riveduta più volte. Sempre nel 1942 esce “Ed è subito sera”.

Ed è subito sera - Salvatore Quasimodo - copertina
Salvatore Quasimodo – Ed è subito sera.

Nel 1941 gli viene concessa, per chiara fama, la cattedra di Letteratura Italiana presso il Conservatorio di musica “Giuseppe Verdi” di Milano. Quasimodo insegnerà fino all’anno della sua morte. Durante la guerra, nonostante mille difficoltà, Quasimodo continua a lavorare alacremente: mentre continua a scrivere versi, traduce parecchi Carmina di Catullo, parti dell’Odissea, Il fiore delle Georgiche, il Vangelo secondo Giovanni, Edipo re di Sofocle (lavori che vedranno la luce dopo la liberazione). Quasimodo porterà avanti questa attività di traduttore anche negli anni successivi, parallelamente alla propria produzione e con risultati eccezionali, grazie alla raffinata esperienza di scrittore. Tra le sue numerosissime traduzioni: Ruskin, Eschilo, Shakespeare, Molière, e ancora Cummings, Neruda, Aiken, Euripide, Eluard (quest’ultima uscita postuma). Nel 1947 esce la sua prima raccolta del dopoguerra, “Giorno dopo giorno”, libro che segna una svolta nella poesia di Quasimodo. La poesia di Quasimodo supera quasi sempre lo scoglio della retorica e si pone su un piano più alto rispetto all’omologa poesia europea di quegli anni; il poeta, sensibile al tempo storico che vive, accoglie temi sociali ed etici e di conseguenza varia il proprio stile. Nel 1949 esce “La vita non è un sogno”, ancora ispirato al clima resistenziale. Nel 1950 Quasimodo riceve il premio San Babila e nel 1953 l’Etna-Taormina insieme a Dylan Thomas. Nel 1954 esce “Il falso e vero verde”, un libro di crisi, con cui inizia una terza fase della poesia di Quasimodo, che rispecchia un mutato clima politico. Dalle tematiche prebelliche e postbelliche si passa a poco a poco a quelle del consumismo, della tecnologia, del neocapitalismo, tipiche di quella “civiltà dell’atomo” che il poeta denuncia mentre si ripiega su se stesso e muta ancora una volta la sua strumentazione poetica. Il linguaggio ridiventa complesso, più scabro e suscita perplessità in quanti vorrebbero il poeta sempre uguale a se stesso. Segue nel 1958 un’ antologia della Poesia italiana del dopoguerra; nello stesso anno compie un viaggio in URSS nel corso del quale venne colpito da infarto, cui segue una lunga degenza all’ospedale Botkin di Mosca.

Il 10 dicembre 1959, a Stoccolma, Salvatore Quasimodo riceve il premio Nobel per la Letteratura. Al Nobel seguirono moltissimi scritti e articoli sulla sua opera, con un ulteriore incremento delle traduzioni. Nel 1960 l’Università di Messina gli conferisce la laurea honoris causa oltre alla cittadinanza onoraria dallo stesso comune.

La sua ultima opera, “Dare e avere” è del 1966: si tratta di una raccolta che è un bilancio della propria vita, quasi un testamento spirituale (il poeta sarebbe morto appena due anni dopo). Nel 1967 è l’Università di Oxford a conferirgli la laurea honoris causa.

Colpito da ictus ad Amalfi, dove si trovava per presiedere un premio di poesia, Quasimodo muore il 14 giugno 1968, sull’auto che lo sta accompagnando a Napoli.

Le opere del Poeta Premio Nobel per la Letteratura sono tradotte in quaranta lingue e sono studiate in tutti i Paesi del mondo.

Leggi anche l’articolo pubblicato su Erasmo di luglio 2021 a firma di Marco Rocchi https://www.grandeoriente.it/magazine/erasmo-n-7-luglio-2021/

(Dal sito web del GOI. Segnalazione di Sergio Monticone, Primo Gran Sorvegliante)

Festa della Repubblica nel segno di Giuseppe Garibaldi che moriva il 2 giugno di 140 anni fa

Dal Gran Maestro Stefano Bisi gli auguri per la Festa della Repubblica nel segno di Giuseppe Garibaldi che moriva il 2 Giugno di 140 anni fa

Buona festa della Repubblica dal Gran Maestro Stefano Bisi nel segno di Giuseppe Garibaldi che moriva  il 2 Giugno di 140 anni fa a Caprera, dopo aver combattuto tutta la vita per la Libertà, l’ Uguaglianza e la Fratellanza di tutti cercando di unificare questa nostra Italia.

L’eroe dei due mondi, che era nato a Nizza nel 1807, fu iniziato nel 1844 a Montevideo in una loggia indipendente denominata “Asilo de la virtud” per passare di lí a poco nella officina “les Amis de la Patrie”, che operava nella capitale dell’Uruguay all’obbedienza del Grande Oriente di Francia. Nel 1850 Garibaldi frequentó a New York i lavori dei fratelli americani, e lo stesso fece a Londra, nel 1854.

Arrivato Palermo fu consacrato al grado di maestro massone e sempre nel capoluogo siciliano nel 1862 fu elevato dal quarto al trentatreesimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, assumendo la guida del Supremo Consiglio scozzesista palermitano.

Due anni più tardi, nel 1864 verrá eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la cui sede era stata trasferita da Torino a Firenze, e prezioso fu il suo “diretto intervento per attribuire alla massoneria unità e potere determinante nella vita del paese tra il 1864 ed il 1869″. Si dimise dalla carica alcuni mesi dopo per assumere il titolo di Gran Maestro Onorario.

(Dal sito web del GOI)